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  1. Cinecittà "Alla luce dell'estate": tutti gli appuntamenti nella grande fabbrica dei sogni
    C’è un motivo se, quando gli chiesero quale fosse la città perfetta per vivere, Federico Fellini rispose Cinecittà. Questa straordinaria fabbrica di sogni, con i suoi 80 anni di volti e di voci, oltre tremila film girati e i 40 ettari di superficie - e dove il celebre regista trovò il suo genius loci - incarna davvero il tempio dell’immaginario collettivo di ogni tempo e generazione, tracciando la mappa della settima arte. Qui la sedicenne Sofia Scicolone, non ancora Sophia Loren, attendeva accanto alla madre Romilda di fare la comparsa in Quo vadis. E qui l’Istituto Luce Cinecittà, dopo la chiusura imposta dall’emergenza coronavirus, potenzia l'offerta culturale con la riapertura, tutti i giorni - ad eccezione del martedì - del percorso espositivo “Cinecittà si Mostra” e del MIAC (Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema) e con un nuovo calendario di visite speciali in lingua inglese e francese sui set permanenti di Roma antica, delle Firenze del Quattrocento e del Tempio di Gerusalemme. Cinefili o semplici curiosi potranno tornare a sognare tra i monumentali set all’aperto, partecipare a visite speciali e ad attività didattiche - anche in LIS, Lingua dei Segni Italiana - per bambini e famiglie, entrare nella stanza di un regista, carpire i segreti del doppiaggio, svelare i retroscena della finzione cinematografica sperimentando l’effetto speciale del green screen. In cosa consiste? Lo scoprirete durante la visita al percorso espositivo “Cinecittà si Mostra” o alle iniziative di Cinecittà, che guarda alla bella stagione con “Alla Luce dell’estate”, una vera e propria rassegna per far conoscere, a partire dal mese di luglio, la storia e i protagonisti del tempio del cinema, vivendo gli Studios all’aria aperta. L'ingresso principale di Cinecittà | Foto: © Andrea Martella | Courtesy Istituto Luce CinecittàRiapre “Cinecittà si mostra” “Cinecittà si mostra” è il percorso interattivo interamente dedicato al cinema, che racconta la storia degli Studios, del cinema italiano e internazionale, e dei suoi maestri. La visita inizia dallo storico ingresso di via Tuscolana 1055 per proseguire nell’area verde del parco verso la misteriosa testa della Venusia, opera di Giantito Burchiellaro per il film Il Casanova di Federico Fellini del 1976. La prima tappa si intitola Girando a Cinecittà (1937-1990) e costituisce un tuffo tra le produzioni più celebri della storia del cinema e di Cinecittà, attraverso un’accurata selezione di immagini, video, interviste e costumi originali indossati da grandi star, da Liz Taylor a Richard Burton. Negli spazi della Palazzina Presidenziale, un allestimento scenografico consente di immergersi nella storia dei generi cinematografici. Il primo allestimento scenografico che rievoca la città di Roma bombardata collega la sezione dedicata ai film storici e di propaganda a quella del Neorealismo. Il percorso prosegue con i leggendari costumi de La Bisbetica domata di Franco Zeffirelli e de Il Gattopardo di Luchino Visconti, per chiudersi con una sala dedicata a Sergio Leone e ispirata a C’era una volta in America. La seconda sezione è invece incentrata sui mestieri del cinema, dalla regia alla sceneggiatura, dal sonoro alla finzione cinematografica. Nella stanza del regista, i libri e gli effetti personali di sei famosi personaggi diventano suggestioni attraverso cui scoprire il loro immaginario, da Lina Wertmüller a Martin Scorsese. Siete mai entrati in un sottomarino? La terza sezione del percorso “Cinecittà si mostra” vi condurrà nel set del sottomarino americano S-33 realizzato per il film U-571 del regista Jonathan Mostow. Non ci crederete, ma le scene acquatiche sono state girate all’interno del Teatro 5 di Cinecittà. Felliniana | Foto: © Andrea Martella | Courtesy Istituto Luce CinecittàUna new entry di grande impatto è FELLINIANA- Ferretti sogna Fellini, la mostra-installazione allestita nella storica Palazzina Fellini, firmata da Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, un’autentica immersione nell’immaginario felliniano. Tour in lingua tra il Tempio di Gerusalemme, Roma antica e la Firenze del Quattrocento Ad arricchire l’offerta estiva della grande fabbrica di via Tuscolana, una serie di tour guidati in lingua francese e in inglese, tra i set permanenti di Roma antica, della Firenze del Quattrocento e del Tempio di Gerusalemme, per scoprire la storia del cinema e le grandi produzioni che hanno reso celebre Cinecittà. Tutti i venerdì di luglio alle ore 11 si terranno le visite guidate in lingua francese, mentre il sabato, sempre alle 11, la stessa visita si svolgerà in inglese. Il set di Roma antica | Foto: © Andrea Martell | Courtesy Istituto Luce CinecittàQuello di Roma Antica, con la sua evidente monumentalità e la cromaticità spiccata è uno dei set più grandi di Cinecittà, che ha accolto, tra le tante produzioni, la serie tv Rome e un’ esibizione dei Coldplay. Realizzato da Francesco Frigeri per il film The young Messiah del 2016, diretto da Cyrus Nowrasteh, la struttura del Tempio di Gerusalemme è invece realizzata in vetroresina e offre un effetto molto realistico. La Firenze quattrocentesca rivive infine nel set disegnato dallo scenografo Marco Dentici e realizzato nel 2002 per le riprese della serie Francesco di Michele Soavi. Negli anni il set ha subito una serie di trasformazioni accogliendo la Toscana del Quattrocento in Amici miei, il celebre balcone di Romeo and Juliet diretto da Carlo Carlei, il borgo italiano del Seicento de La luna nera, serie TV Netflix, e l’Africa del film Tolo Tolo di Checco Zalone. Il Tempio di Gerusalemme | Foto: © Erma pictures | Courtesy Istituto Luce CinecittàFederico Fellini e Cinecittà: storia di un legame viscerale La visita guidata di domenica 12 luglio alle ore 11 sarà interamente dedicata a Federico Fellini, nell’anno che celebra il centenario della nascita del grande cineasta riminese. Il percorso si snoda attraverso le mostre nelle sale dedicate al maestro, tra proiezioni e un percorso all’esterno che include due set di Cinecittà, Gerusalemme e Roma Antica e il Teatro 5. Alla scoperta del MIAC: un viaggio nella storia dell’audiovisivo e del cinema Si chiama “Ti presento il MIAC – Museo Italiano Audiovisivo e Cinema” ed è la visita guidata che domenica 19 luglio alle 11 accompagnerà gli ospiti di Cinecittà alla scoperta della storia dell’audiovisivo e del cinema attraverso le suggestive installazioni del MIAC, il nuovo museo della città di Roma. Lungo questa narrazione immersiva lunga 120 anni corre l’immenso patrimonio di sogni, speranze, fantasie che compongono l’immaginario collettivo dell’Italia di ieri e di oggi, dalle origini del cinema all’avvento della televisione fino allo sviluppo della nuova immagine digitale. MIAC | Foto: © Erma Pictures | Courtesy Istituto Luce CinecittàCinecittà con gli occhi delle donne Quali sono le donne più celebri del cinema? Lo scoprirete domenica 26 luglio partecipando al percorso cinematografico dedicato alle protagoniste della storia di Cinecittà. Set, teatri, mostre all’insegna di aneddoti e curiosità saranno lo spunto per far conoscere alcuni dei più celebri volti femminili del cinema di ieri e di oggi. Visite animate e laboratori per bambini all’aria aperta In questo viaggio estivo en plein air tra trucchi, pellicole, effetti scenici, c’è spazio anche per i più piccoli. “A spasso nell’antica Roma”, in programma sabato 11 luglio, è una visita animata in famiglia, co-condotta in italiano e in LIS. Una coinvolgente esperienza tra templi, archi, colonne, permetterà ad adulti e bambini di scoprire tutti i segreti del set dressing, immersi nel monumentale set di Roma antica di Cinecittà. Utilizzando come supporto una mappa, i piccoli ospiti si trasformeranno in abili arredatori di set, in scenografi e decoratori.Set dressing | Foto: © Andrea Martella |Courtesy Istituto Luce CinecittàSabato 18 luglio, appuntamento con un altro laboratorio all’aria aperta dedicato alle famiglie. I più piccoli si divertiranno a vestire i panni di abili arredatori di set e a giocare con bizzarri oggetti di scena. A partire dagli elementi scenografici del film Pinocchio, dalle statue dell’antica Roma e di Venusia, i partecipanti potranno creare con colori e collage, originali ambientazioni da film.Di cosa si occupa il direttore della fotografia e che legame c’è tra quest’arte e il cinema? A svelarlo sarà, sabato 25 luglio, un percorso interattivo per famiglie lungo i set e nel parco di Cinecittà. Giochi di sguardi, sperimentazioni con filtri, luci e gelatine aiuteranno i partecipanti a creare un’inedita sequenza di scatti da cinema. Come prenotare tutte le attivitàPer tutte le attività è obbligatoria la prenotazione a visit@cinecittaluce.it. L’ingresso al MIAC - Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema può essere prenotato a parte acquistando il biglietto su Ticketone.it, oppure in loco previa comunicazione via mail a visit@cinecittaluce.it.Alla luce dell'estate. Appuntamenti speciali negli Studi di Cinecittà | Courtesy Istituto Luce Cinecittà 2020 Leggi anche:• A Cinecittà tra le sale del MIAC: un viaggio in 120 anni di storia dell'audiovisivo• Felliniana - Ferretti sogna Fellini
  2. Da Modigliani a Corto Maltese, la settimana in tv su Rai, Sky e Netflix
    Intrighi, misteri, grandi storie e maestri senza tempo sono al centro di una nuova settimana in compagnia dell’arte. Ecco gli appuntamenti da non perdere sul piccolo schermo. I misteri di Modigliani in onda su Rai 5Due le serie che ci accompagneranno su Rai 5 da lunedì a venerdì, entrambe da seguire al mattino, nel tardo pomeriggio o dopo la mezzanotte. Museo con vista parte dalle sale della Tate Britain per lanciarsi in un viaggio tra i paesaggi che hanno ispirato i più grandi capolavori della pittura made in UK. Insieme allo storico dell’arte Gus Casely-Hayford e a noti attori e giornalisti britannici, scopriremo come sono cambiati i luoghi dipinti da William Turner, John Constable o William Hogarth. This is Art, invece, racconta l’arte a partire dalle emozioni che sa suscitare: estasi, amore, follia, paura, ispirazione, solitudine, fede, dolore, vanità sono le bussole di un percorso di esplorazione che spazia dall’antichità al contemporaneo, dalla musica alla pittura e alla scultura. Amedeo Modigliani, Grande nudo disteso (Le Grand Nu), 1917, Museum of Modern Art, New York | © Museum of Modern Art, New YorkVenerdì 10 luglio alle 21.15 torna l’appuntamento con Art Night, il programma di Rai Cultura per conoscere i protagonisti dell’arte attraverso documentari di qualità. Questa settimana è la volta del grande Amedeo Modigliani, che a 100 anni dalla morte si svela nel documentario Il mistero di Modì. Con la guida dello storico Vincenzo Trione, ripercorriamo la parabola di uno degli artisti più quotati al mondo e alcune clamorose storie cresciute intorno al suo lavoro. Dalle false sculture ritrovate a Livorno nel 1984 alla più recente chiusura della mostra a Palazzo Ducale di Genova per la presenza di almeno 13 falsi, ci addentriamo nel labirinto di truffe e inganni che hanno circondato l'opera di Modì, spesso capaci di trarre in inganno anche i critici più avveduti. A seguire, Civilizations, l’arte nel tempo instaurerà un insolito parallelo tra la fioritura del Rinascimento italiano e l’arte islamica del XVI secolo. Da Raffaello a Hugo Pratt, il viaggio di Sky Arte Le grandi produzioni Sky per il cinema accendono di bellezza le notti estive. Immagini di alta qualità, testimonianze di esperti ed eccezionali testimoni, nuove prospettive su maestri e capolavori sono pronti a sorprenderci ancora su Sky Arte HD. Tecnologie d’avanguardia ci regalano una visuale privilegiata sulla grande arte di Roma con San Pietro e le Basiliche papali 3D (martedì 7 luglio) e I Musei Vaticani 3D - Tra cielo e terra (giovedì 9 luglio), mentre Raffaello - Il Principe delle Arti (mercoledì 8 luglio) ci trasporta nel mondo del genio rinascimentale, che quest’anno celebra il suo quinto centenario. Il viaggio continua con Caravaggio - L’Anima e il Sangue (venerdì 10) e con Io, Leonardo (sabato 11), dove i giganti dell’arte italiana si raccontano in modo inedito. Immagine tratta dal film "Raffaello - Il Principe delle Arti - in 3D" prodotto da Sky in collaborazione con i Musei Vaticani e Magnitudo Film e distribuito da Nexo DigitalI fermenti della street art italiana si svelano invece nella serie Muro, che torna dal lunedì al venerdì alle 9.00 per mostrarci in diretta la genesi di murales coloratissimi e presentarci i loro autori. Dalla Romagna al Salento, dalla Toscana a Napoli, ci spostiamo tra città e piccoli centri in compagnia dello street artist David Diavù Vecchiato, fondatore del Museo di Urban Art di Roma. Giovedì 9 ci attende un nuovo caso della quarta serie di Art Investigations: da Rembrandt a Chagall, falsi clamorosi, attribuzioni controverse, capolavori smarriti sono stati protagonisti delle indagini del mercante e critico d’arte Philip Mould e della giornalista BBC Fiona Bruce durante le scorse stagioni. Questa volta i due detective ci porteranno dietro le quinte del Modernismo, il caso di un bozzetto di Henry Moore. Hugo Pratt, Corto Maltese. La giovinezza. Copertina | © 1985 Cong SA, Svizzera. Tutti i diritti riservatiVenerdì 10 alle 19 ci tuffiamo infine nel mondo del fumetto con il documentario di Thierry Thomas Corto Maltese - La doppia vita di Hugo Pratt. Da Venezia, dove Pratt è nato, all’Africa, all’Amazzonia e alle capitali europee, ne seguiamo il genio multiforme e la vita avventurosa in parallelo con le vicende del suo mitico alter ego, Corto Maltese. Il racconto è arricchito da testimonianze e materiali d’archivio inediti. Da Caravaggio agli anime, appuntamento su Netflix Si ispira al furto della Natività di Caravaggio il film Una storia senza nome di Roberto Andò (2018), con Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, Laura Morante e Alessandro Gassmann. Un investigatore in pensione sembra sapere qualcosa del capolavoro sparito a Palermo nel 1969, che si dice essere stato rubato dalla mafia. Fiction e realtà si fondono quando l’uomo incontra una sceneggiatrice in cerca di ispirazione e le parla di un vecchio omicidio legato al dipinto: le sue indagini diventeranno il soggetto di un film, provocando una reazione a catena. Locandina del film Una storia senza nome, diretto da Roberto Andò, prodotto da Bibi Film e Rai CinemaIl documentario Enter the Anime ci trasporta invece nel mondo dei cartoni animati giapponesi. Da Shinij Aramaki a Yoko Takahashi scopriremo i retroscena di un genere di successo e i motivi della sua popolarità globale attraverso interviste ai protagonisti dell’animazione.
  3. Viaggio in Salento. Guida a una vacanza nel segno dell'arte
    Non solo mare e buona cucina: architetture raffinate, borghi da sogno, affreschi e mosaici preziosi attendono i visitatori del Salento. Qui il fascino della storia è di casa, dalle chiese barocche alle cripte bizantine e alle fortezze nate come difesa dai saraceni. Nulla di cui stupirsi. Il Salento è da sempre crocevia popoli e culture, che nei secoli si sono avvicendati lasciando a volte veri e propri tesori. Scoprirli è facile: grazie alla conformazione del tacco d’Italia ci si sposta velocemente tra campi, uliveti e splendidi panorami costieri. Ecco le tappe da non perdere. Lecce, dove il Barocco è luce Le sfumature dorate della pietra calcarea donano al centro storico di Lecce un aspetto leggiadro e solare. La sua morbidezza ha permesso agli esperti artigiani locali di lavorarla finemente, scolpendo statue, rilievi e decorazioni che sembrano ricami: nasce così il Barocco leccese, da ammirare passeggiando col naso in aria per le strade eleganti della città. Sono tanti i dettagli da osservare sulle facciate di chiese e palazzi nobiliari: dai caratteristici balconi mensolati ai volti incastonati tra motivi floreali e animali fantastici. Basilica di Santa Croce, Lecce, dettaglio. User:Nikater / CC BY-SA Capolavoro del Barocco cittadino è la Basilica di Santa Croce, esuberante, ricca, traboccante di ornamenti. Sulla facciata putti, telamoni e decorazioni zoomorfe si incontrano come in un racconto allegorico, disposti intorno all’enorme balaustra e al rosone finemente cesellato. L’interno non è da meno: maestose colonne in marmo sorreggono i capitelli istoriati oltre i quali si stende il bel soffitto a cassettoni. Dalle navate laterali fanno capolino cappelle e altari di pregio, come quello di San Francesco da Paola, capolavoro di Francesco Antonio Zimbalo. Accanto alla Basilica si trova l’ex convento dei Celestini, con il bel cortile scandito da colonne. Un altro splendido chiostro è quello della chiesa di San Nicolò e Cataldo, la più antica della città (1180), mentre splende di ori la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Facciata della Basilica di Santa Croce, Lecce. User Laibniz on it.wikipedia / CC BY-SA Il centro storico di Lecce è ricco di sontuosi palazzi: l’elegante Palazzo Arcivescovile, in Piazza Duomo, l’imponente Palazzo Vernazza che ingloba un torrone medievale, due cisterne olearie e perfino un antico tempio dedicato a Iside, il cinquecentesco Palazzo Carafa e il Palazzo del Seminario con il famoso Pozzo del Cino. Da non perdere in città sono anche l’Anfiteatro romano di Piazza Sant’Oronzo e il Castello di Carlo V, dalla storia stratificata: oggi ospita il Museo della Cartapesta, testimonianza di un’importante tradizione locale. Otranto, la porta d’Oriente Da Lecce ci dirigiamo verso Est. Visitiamo il castello e la cittadella fortificata di Acaya, suggestive vestigia del feudalesimo, e ci dirigiamo verso Otranto lungo la strada che costeggia l’Adriatico. San Foca e Roca Vecchia con Grotta della Poesia, Torre dell’Orso con gli scogli delle Due Sorelle e i faraglioni di Sant’Andrea disegnano uno dei tratti di costa più belli del Salento, punteggiato di storiche torri di avvistamento a picco sul mare turchese. Veduta di Otranto dal Bastione dei Pelasgi. Freddyballo / CC BY-SA Nel punto più a Est dello Stivale, Otranto rappresenta storicamente un luogo di incontro tra culture e popolazioni, conteso nei secoli per il suo valore strategico e commerciale. Oggi è una cittadina dall’atmosfera vivace, ma il soffio del passato si avverte in ogni angolo del borgo antico, un labirinto di vicoli, casette bianche e cortili, da sempre in simbiosi con il mare. Imperdibili le antiche mura, ricostruite più volte a causa delle incursioni turche, il quattrocentesco castello aragonese, set del primo romanzo gotico della storia (Il castello d'Otranto, appunto, di Horace Walpole) e la chiesa bizantina di San Pietro, nota per i preziosi affreschi e perché riproduce in miniatura la struttura della Basilica di Santa Sofia di Costantinopoli. Alessandro Magno nei mosaici del Duomo di Otranto. Ma la principale attrazione artistica di Otranto è Cattedrale romanica dell'Annunziata, lontana anni luce dai fronzoli del Barocco leccese. Edificata poco dopo l’anno Mille su resti di insediamenti messapici, romani e paleocristiani, è stata più volte distrutta e ricostruita. Memorabile fu l’invasione turca del 1480, quando le opere d’arte del Duomo furono distrutte e l’edificio trasformato in moschea. Agli 800 cristiani massacrati tra le sue mure in questa occasione è dedicata la toccante Cappella dei Martiri d’Otranto. Oltre la facciata a capanna della Cattedrale, si cela un autentico tesoro: il mosaico pavimentale dell'Albero della Vita, un capolavoro medievale denso di significati allegorici. Da Adamo ed Eva ai cicli cavallereschi, dall’epopea di Alessandro Magno ai bestiari medievali, l’immensa opera del monaco Pantaleone porta in scena il racconto del peccato e della salvezza attingendo ad ogni fonte allora conosciuta. Nei sotterranei, infine, un'ampia cripta conserva affreschi datati dal Medioevo al Cinquecento: si dice sia stata costruita seguendo i modelli della Cisterna di Teodosio a Bisanzio o della Moschea di Cordova. Affreschi e taranta: i tesori della Grecìa Se da Otranto ci dirigiamo verso l’interno, Gotico e Barocco si mescolano al fascino della Grecìa, una manciata di paesi con lingua e tradizioni di derivazione bizantina. Durante il viaggio possiamo fare tappa al possente Castello di Corigliano o al borgo antico di Soleto, che in un labirinto di stradine medievali conserva palazzi e case gentilizie di insolita eleganza. Simbolo della cittadina è la bianca Guglia di Raimondello, caratteristica architettura tardo gotica che secondo la fantasia popolare fu costruita in una sola notte da una masnada di streghe e demoni. La Guglia di Raimondello a Soleto. Lupiae / CC BY-SA In questo tratto la tappa da non perdere è Galatina, patria della taranta e di una delle chiese affrescate più belle del Sud Italia. Una piacevole passeggiata separa le tre porte medievali del paese dalla Basilica di Santa Caterina d’Alessandria. L’interno è quasi completamente dipinto da maestranze di scuola giottesca e senese: scene tratte dalla Bibbia e dalla vita della Vergine si alternano alle figure degli Evangelisti e alle rappresentazioni dei Sette Sacramenti, dando vita a un autentico gioiello. Tra le chicche più gustose segnaliamo la rappresentazione degli Angeli Musici, quasi un’enciclopedia illustrata degli strumenti musicali medievali. Fanno parte della Basilica anche l’elegante chiostro con affreschi settecenteschi e un museo dal soffitto arabescato. Affreschi della Basilica di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina. Si cambia totalmente registro con la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, trionfo rococò di statue, fregi e pitture. Poco distante, all’interno di Palazzo Tondi-Vignola, si può visitare la Cappella di San Paolo, luogo simbolo del tarantismo salentino: secondo la leggenda il suo pozzo miracoloso aveva il potere di guarire dai morsi del ragno. Nardò tra terra e mare: un borgo gioiello e le sue ville eclettiche Proseguendo verso Ovest, merita una visita il bel centro storico di Nardò. Un tripudio di arte barocca ci attende in Piazza Salandra, ornata dalla Guglia dell’Immacolata e dal Sedile, il Palazzo di Città. Su vicoli e stradine bianche si affacciano chiese ed edifici eleganti come il Palazzo dell’Università, testimone di una ricca storia culturale, ma anche tanti localini dalla piacevole atmosfera. Villa Cappellari a Nardò. Photo credits Franco Cappellari. Courtesy ViaggiareinPugliaPochi chilometri e siamo già sulla costa ionica del Salento. Santa Caterina e Santa Maria al Bagno, le marine di Nardò, sono pronte a sorprenderci. In località Le Cenate, a due passi dal mare cristallino di Porto Selvaggio, i nobili locali facevano a gara a chi possedeva la villa più estrosa. Sono nate così la Villa del Vescovo, Villa Saetta, Villa Cappellari, Villa Venturi, Villa Muci, Villa Cristina dei Personé, esempi dello stile eclettico di moda tra Ottocento e Novecento. All’ombra di maestosi pini marittimi, il Neoclassico incontra il Liberty e il moresco in una curiosa fioritura di forme, colori e decorazioni. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale molte di queste ville furono requisite per dare asilo ai profughi ebrei che si fermarono qui prima di partire per la Palestina.Gallipoli, la città vecchia. Colar / CC BY-SA Gallipoli, la perla dello Ionio In 20 minuti siamo a Gallipoli, la “città bella” di origine greca, che ci attende con il suo inconfondibile mix di bellezze naturali, patrimonio storico-artistico, gastronomia e vita notturna. Staccato dalla terraferma nel XV secolo e dotato di imponenti fortificazioni contro le scorrerie saracene, il borgo antico è un intrico di viuzze e case di pietra bianca impreziosito dal Barocco leccese. Ci danno il benvenuto il Castello e la Torre del Rivellino, a picco sul mare e collegati alla terraferma da un ponte seicentesco. Si trova qui anche la rinascimentale Fontana Greca con le rappresentazioni di tre miti legati al tema dell’acqua. Chi ama l’arte sacra farà poi una puntata alla ricca Cattedrale di Sant’Agata, chi è incuriosito dalle tradizioni locali potrà fare una passeggiata al Porto Vecchio, cuore della cultura peschereccia cittadina, o visitare uno dei tanti frantoi ipogei di Gallipoli: nel solo centro storico ce ne sono 35, testimoni dei tempi in cui la città esportava olio da lampada in tutta Europa, illuminando le strade di Londra, Parigi e Vienna. Veduta di Gallipoli. Di pcdazero via Pixabay
  4. Il David di Michelangelo, il gigante di marmo esempio di lotta e di coraggio
    Un gigante alto cinque metri, monumentale con le sue oltre cinque tonnellate di marmo di Carrara, nudo, armato solo di fionda e di sasso, con il suo sguardo fiero a sfidare il nemico, i muscoli che trasudano coraggio, svetta in una sala della Galleria dell’Accademia di Firenze. Parliamo del David che Michelangelo Buonarroti scelse di collocare di fronte al Palazzo della Signoria, dopo un un faticoso e rocambolesco trasporto attraverso le vie di Firenze, a simboleggiare la libertà contro i potenti nemici dell’epoca. E che oggi, a oltre 500 anni di distanza, può rendere meno amara la lotta contro un comune nemico.A chi era stata affidata la commissione della statua prima del Buonarroti? Inizialmente, nel 1464, l’incarico di scolpire un gigante alto più di 5 metri, con il marmo arrivato a Firenze, in barca attraverso l’Arno da una cava Carrara, era stato affidato ad Agostino di Tuccio che tuttavia, poco dopo aver iniziato l’opera, abbandonò l’impresa. Nel 1476 la richiesta passò ad Antonio Rossellino, rimanendo egualmente incompiuta. La sfida di MichelangeloCirca 40 anni dopo, il 16 agosto 1501 i consoli dell'Arte della Lana e gli Operai del Duomo di Firenze commissionarono l’opera a un Michelangelo poco più che venticinquenne per un compenso di 400 ducati. Il Buonarroti accettò la sfida affrontando il blocco già danneggiato, "male abbozatum et sculptum. Dopo che la statua fu dichiarata “quasi finita”, il 25 gennaio 1504, una commissione composta dai maggiori artisti dell’epoca (tra gli altri, Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli, Filippino Lippi, il Perugino) decise che la scultura dovesse essere posta all’ingresso di Palazzo Vecchio, come emblema della forza e indipendenza dei fiorentini. La scultura incarnava il giusto che, armato solo di una fionda e della fede in Dio, riesce a prevalere sul forte ma iniquo, immagine facilmente accostabile a quella di un buon governo, garante delle libertà e del bene comune. L’8 settembre 1504 la scultura fu presentata alla città, tra l’ammirazione generale. Fotogramma dal trailer del film Il Peccato. Il furore di Michelangelo, David  | Courtesy of Andrei Konchalovsky Studios, Jean Vigo Italia e Rai Cinema 01 Distribution Il David doratoIn origine alcune parti del David erano dorate: una ghirlanda sul capo, il broncone dietro la gamba destra e la fionda. La scultura, con la base scolpita, era alta 517 centimetri e pesava 5560 chili. Il trasporto nella sede stabilita, al quale presero parte oltre quaranta uomini, avvenne in quattro giorni. Michelangelo rifinì l’opera sul posto dipingendo in oro il tronco d'albero dietro la gamba destra e aggiungendo delle ghirlande di ottone con foglie in rame dorato che cingevano la testa e la cinghia della fionda. La statua venne rivolta a sud-ovest, in segno di sfida alle popolazioni nemiche pronte ad attaccare Firenze. Chi rappresenta? L'espressione accigliata, lo sguardo fiero e penetrante, una leggera smorfia sulle labbra forse a tradire un sentimento di disprezzo verso il nemico, alludono alla concentrazione dell’eroe prima della battaglia. Davide, eroe biblico, è rappresentato nel momento in cui si appresta ad affrontare Golia, il gigante filisteo. L’osservatore percepisce quasi il sangue scorrere nelle vene di questo giovane che stringe nella mano destra il sasso con cui sconfiggerà il nemico da lì a poco. Il Buonarroti rompe con la tradizione che vuole Davide rappresentato con la testa di Golia adagiata ai piedi, oltre che come “un fanciullo dall’aspetto gentile, fulvo di capigliatura e d’occhi belli”. È pur vero che in un altro passo della Bibbia Davide dichiara di aver ucciso orsi e leoni con l'aiuto di Dio e di non aver timore di Golia, ed è forse questa la testimonianza tenuta in considerazione dall’artista al momento della realizzazione dell’opera. Fotogramma dal trailer del film Il Peccato. Il furore di Michelangelo, David  | Courtesy of Andrei Konchalovsky Studios, Jean Vigo Italia e Rai Cinema 01 DistributionLa posa del guerriero, che appoggia tutto il peso sulla gamba destra, è quella tipica del contrapposto derivante dal canone di Policleto. Il braccio destro e la gamba sinistra sono rilassate, al contrario delle altre due estremità. Il corpo atletico, al culmine della forza giovanile, si manifesta tramite un accurato studio dei particolari anatomici, dalla torsione del collo attraversato da una vena alla struttura dei tendini, dalle venature su mani e piedi alla tensione muscolare delle gambe, fino alla perfetta muscolatura del torso. Per conferire espressività al suo capolavoro Michelangelo ingrandisce leggermente la testa - simbolo della ragione - e le mani - lo strumento con cui la ragione opera - perfezionati armonicamente con la veduta privilegiata dal basso. Il mito di David «...e veramente che questa opera ha tolto il grido a tutte le statue moderne et antiche, o greche o latine che elle si fossero […] perché in essa sono contorni di gambe bellissime et appiccature e sveltezza di fianchi divine; né mai più s'è veduto un posamento sì dolce né grazia che tal cosa pareggi, né piedi, né mani, né testa che a ogni suo membro di bontà d'artificio e di parità, né di disegno s'accordi tanto. E certo chi vede questa non dee curarsi di vedere altra opera di scultura fatta nei nostri tempi o ne gli altri da qualsivoglia artefice». Come si evince dalle parole del Vasari, il David piacque molto e il suo successo fu immediato. La statua racchiudeva tutti gli ideali rinascimentali. Le virili possenti forme armoniche diventano espressione di un complesso insieme di valori filosofici ed estetici. I Fiorentini si immedesimarono con l'aspetto atletico e fiero del giovane eroe, interpretandolo come espressione della forza e della potenza della città nel momento del suo massimo splendore. Dal braccio frantumato al dito rotto: le vicessitudini del "gigante"Nel 1512, quando ancora la statua si trovava davanti al Palazzo della Signoria, un fulmine colpì il basamento. Le "crettature", cioè i segni di cedimento, all'altezza delle caviglie, destarono preoccupazione, ma in definitiva non ci furono danni. Il 26 aprile del 1527, durante la terza cacciata dei Medici da Firenze, il David fu colpito dal lancio di pietre, mobili, tegole scagliati da gruppo di repubblicani, asserragliati in Palazzo Vecchio. Il braccio sinistro della statua si frantumò in tre pezzi e la fionda, all’altezza della spalla, fu scheggiata. Giorgio Vasari e Francesco Salviati, devoti estimatori di Michelangelo, ne raccolsero i frammenti e li nascosero in casa del Salviati. Con il ritorno del Granduca Cosimo I si provvide al restauro. Nel 1813 il dito medio della mano destra fu ricostruito in seguito a un danneggiamento. Nel 1843 lo scultore Lorenzo Bartolini, direttore delle "Regie Fabbriche", incaricò Aristodemo Costoli del restauro. Questo intervento, a base di acido cloridrico e di ferri taglienti per rimuovere le croste superficiali, si rivelò disastroso e comportò danni irreparabili alla superficie del marmo. Il 29 agosto 1846 il fonditore Clemente Papi fece il calco in gesso che sarebbe servito come base della futura gettatura in bronzo della copia, che attualmente si trova in piazzale Michelangelo, sulla terrazza che domina Firenze.In tempi più recenti, nel 1991, un folle danneggiò la statua con un martello. L’alluce e le prime due dita del piede sinistro rimasero scheggiate, ma la lacuna fu reintegrata attraverso i frammenti originali e i numerosi calchi esistenti per reintegrare la lacuna in maniera identica all'originale. Dove si trova oggi il David? Nel 1872, viste le condizioni precarie di conservazione, si decise di trasferire la statua nella Galleria dell'Accademia a Firenze. L'architetto Emilio De Fabris fu incaricato di costruire una nuova tribuna collocata scenograficamente al termine della Galleria dei Quadri antichi, con un'illuminazione propria, garantita in alto da un lucernario. Nell'agosto del 1873 la statua venne imbracata in un carro ligneo e, scorrendo su rotaie attraverso le vie del centro, giunse fino all'Accademia, accompagnata dal clamore popolare. Nel museo, il David restò tuttavia chiuso nella sua cassa per nove anni, in attesa del termine dei lavori alla tribuna. Solo nel 1875, con le celebrazioni del IV centenario della nascita del suo artista, la scultura fu spacchettata in occasione di una mostra con le riproduzioni in gesso dei capolavori scultorei. Il 22 luglio 1882 il Museo michelangiolesco venne finalmente inaugurato e la statua consegnata al pubblico. In piazza della Signoria, nel 1910, ne venne collocata una copia realizzata dallo scultore Luigi Arrighetti, vincitore di un apposito concorso indetto per la sua realizzazione. L’ultimo restauro Il marmo fu oggetto di un’accurata pulitura nel 2003-2004 a cura del laboratorio di restauro dell'Opificio delle pietre dure di Firenze.Al termine dei lavori furono esposte accanto al David opere e installazioni di artisti contemporanei internazionali (fra i quali Jannis Kounellis), con un accostamento originale che ha suscitato clamore e interesse in tutto il mondo. L’ultimo Michelangelo di Andrei KonchalovskyIl David di Michelangelo, accanto alla Cappella Sistina, al Mosè, alla Pietà, è una delle tante opere dell’artista che grandeggiano nel film Il peccato. Il furore di Michelangelo del regista Andrei Konchalovsky, prodotto da Alisher Usmanov e uscito nelle sale lo scorso anno. Lo spirito del genio è tutto racchiuso, sul grande schermo, nell’anima di quel marmo grezzo che è per lo scultore la materia che imprigiona la forma e che l’artista deve rilevare attraverso un lavoro manuale estenuante. Dal film Il Peccato. Il furore di Michelangelo | Foto: Andrea De Fusco | Courtesy of Andrei Konchalovsky Studios, Jean Vigo Italia e Rai Cinema 01 DistributionLa fisionomia del Michelangelo di Konchalovsky si ispira al celebre ritratto di Daniele da Volterra: il viso scavato da solchi, la fronte quadrata, le orecchie a sventola, la barba arruffata, i capelli “rabbiosi”, sporchi e spettinati. Una bellezza mancata che si riversa tutta nei capolavori immortali che il maestro ha consegnato all’arte. A partire dal cortometraggio Rolla e Michelangelo di Romolo Bacchini (1909), fino al più recente Michelangelo Infinito di Emanuele Imbucci con Enrico Lo Verso e Ivano Maresciotti (2018), il maestro del David, con il suo furore divino e l'appassionata dedizione al marmo, è stato al centro di diversi film e documentari.
  5. Nella terra di Raffaello. Le mostre da non perdere nelle Marche
    Dopo la riapertura della grande mostra alle Scuderie del Quirinale, le celebrazioni per il cinquecentenario di Raffaello ripartono anche nelle Marche, la terra del Divin Pittore. Al secondo posto tra le dieci migliori destinazioni nel mondo secondo la classifica Lonely Planet Best Travel 2020 e tra le mete turistiche dell’anno secondo il New York Times, la regione torna ad essere teatro di un ricco programma di mostre. Cuore degli eventi è la città di Urbino, dove Raffaello nacque e si formò come artista sotto la guida del padre Giovanni Santi. Panorama di Urbino con il Palazzo Ducale. Courtesy Regione MarcheI luoghi di Raffaello a Urbino In un caratteristico palazzotto in mattoncini del centro storico esiste ancora la casa natale dell’artista. Dipinti, bozzetti, sculture, ceramiche e omaggi di illustri colleghi documentano anni decisivi per la carriera del genio rinascimentale, ma anche la sua fama attraverso i secoli. L’affresco della Madonna con Bambino attribuito a un giovanissimo Raffaello dialoga con l’Annunciazione di Giovanni Santi e con preziose copie ottocentesche della Madonna della Seggiola e della Visione di Ezechiele. Raffaello Sanzio, Madonna della Seggiola, 1513-1514 circa, Olio su tavola,  71 x 71 cm, Galleria Palatina, Palazzo Pitti,  FirenzePoco distante, il Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro - oggi sede della Galleria Nazionale delle Marche - conserva uno dei più celebri capolavori di Raffaello: si tratta del Ritratto di gentildonna, noto come La Muta a causa delle labbra sigillate della protagonista. Austera ed elegante, la modella fissa dritto negli occhi lo spettatore, ma sembra custodire un segreto. Indagini condotte sul dipinto hanno rivelato che l’esistenza di due stesure sovrapposte: quella visibile, realizzata probabilmente quando la donna era ormai vedova, e un’altra creata dall’artista in gioventù, che mostra la stessa signora in versione più giovane e solare, con le forme morbide, i capelli mossi e un’ampia scollatura. Raffaello Sanzio, La Muta, 1507, olio su tavola. Galleria Nazionale delle Marche, UrbinoDa Palazzo Ducale al Collegio Raffaello, le mostre da non perdere a Urbino Testimone dei fasti di una delle corti più raffinate d’Europa, il Palazzo Ducale di Urbino è il punto focale del programma espositivo in onore di Raffaello. A partire da Raphael Ware. I colori del Rinascimento, che raccoglie quasi 150 raffinati esemplari di maioliche italiane rinascimentali provenienti dalla più vasta collezione di questo genere esistente al mondo (aperta fino al 27 settembre). Raffaello, Ritratto di Baldassare Castiglione, 1513, olio su tela, Parigi, musée du Louvre, dèpartement des Peintures © Musée du Louvre, Dist. RMN – Grand Palais / Angèle DequierDal 19 luglio al 1° novembre, invece, Baldassarre Castiglione e Raffaello. Volti e momenti della civiltà di corte punterà invece i riflettori su una figura cruciale del Cinquecento europeo: autore del celebre trattato Il Cortegiano e intimo amico del Sanzio, Castiglione fu vicino ad artisti, scrittori, principi e pontefici. La mostra urbinate prende le mosse dalle sue Lettere per un viaggio nella cultura del Rinascimento: il duca Guidobaldo da Montefeltro, Isabella d’Este, papa Leone X, Leonardo, Tiziano e Giulio Romano sono alcuni dei personaggi che si incontrano lungo la strada, tra opere d’arte, abiti d’epoca, preziosi manoscritti e momenti di immersione multimediale. La Scuola di Atene nel percorso epositivo di Raffaello. Una mostra impossibileNello stesso periodo l’itinerario tematico Raffaello Bambino porterà grandi e piccoli alla scoperta di un genio in erba e dei suoi luoghi a Urbino. Raffaello. La mostra impossibile punta invece sulla tecnologia per riunire in un unico ambiente 45 capolavori del Divin Pittore dislocati in 17 paesi del mondo. Dall’Ermitage di San Pietroburgo alla National Gallery di Washington, dal Louvre di Parigi al Prado di Madrid, le meraviglie di Raffaello si svelano in riproduzioni a grandezza naturale retroilluminate e ad altissima risoluzione. Realizzata con la direzione scientifica del grande storico dell’arte Ferdinando Bologna, la mostra spazia dallo Sposalizio della Vergine alla Deposizione, dalla Madonna Conestabile al Ritratto di Baldassarre Castiglione, fino alle Stanze Vaticane con in testa l’affresco della Scuola di Atene (al Collegio Raffaello di Urbino, dal 25 luglio al 1° novembre).Raffaello Sanzio, Sposalizio della Vergine, 1504, Milano, Pinacoteca di Brera In viaggio con Raffaello: gli appuntamenti in giro per le Marche Capolavori rari e preziosi attendono i visitatori anche in altre località delle Marche, dove storie e personaggi legati al genio rinascimentale si raccontano in allestimenti dedicati. A Loreto negli spazi rinnovati del Bastione Sangallo si svela l’arazzo di Anania e Saffira recentemente ritrovato, che fu tessuto a partire dal cartone di Raffaello e oggi appartiene alla prestigiosa collezione Bilotti Ruggi d’Aragona (fino al 30 agosto). In autunno, con la consulenza dei Musei Vaticani, il Museo Pontificio della Santa Casa presenterà invece La Madonna del Velo o Madonna di Loreto di Raffaello. Storia avventurosa e successo di un’opera, dedicata a un celebre dipinto andato disperso. Arazzo da cartone di Raffaello raffigurante Ananias e Saffira. Collezione Roberto Bilotti Ruggi d’AragonaSempre in autunno a Jesi, presso i Musei Civici di Palazzo Pianetti, andrà in scena la passione del Sanzio per l’arte classica. Raffaello e Angelo Colocci. Bellezza e scienza nella costruzione del mito di Roma antica racconterà l’amicizia dell’Urbinate con l’umanista marchigiano che nell’Urbe fu punto di riferimento per artisti, antiquari e poeti. Documenti originali, supporti multimediali e capolavori in versione digitale dialogheranno lungo il percorso, mostrando come nel Rinascimento l’antico sia diventato la base per la costruzione di una nuova modernità.

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