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  1. Tra cinema e fotografia. Ruth Orkin in mostra a Torino
    Da grande avrebbe voluto fare la regista, ma in una società che sbarrava alle donne la strada verso la macchina da presa dovette trovare il suo posto altrove. Eppure Ruth Orkin non ha mai rinunciato al suo sogno. Semplicemente - complice la sua prima macchina fotografica, una Univex da 39 centesimi ricevuta in regalo - lo ha perseguito in maniera diversa, dando vita a un linguaggio singolare, estremamente nuovo attraverso la fotografia. D’altra parte American Girl in Italy, il suo scatto forse più celebre, che immortala la ventitreenne Nina Lee Craig mentre, camminando per una strada di Firenze, passa davanti ad un ammiccante gruppo di giovani uomini italiani, non è forse un frammento di cinema? Il lavoro di Orkin, tra le più grandi fotoreporter del Novecento, rivive adesso, esaminato sotto una nuova lente, grazie alla mostra Ruth Orkin. Una nuova scoperta, attesa dal 17 marzo al 16 luglio nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino. Ruth Orkin, American Girl in Italy, Florence, Italy, 1951, Vintage printLa più vasta antologica mai organizzata in Italia della fotografa e regista statunitense riunirà 156 fotografie che abbracciano il periodo compreso tra il 1939 e la fine degli anni Sessanta, attraverso lavori famosi , da VE-Day a Jimmy racconta una storia, fino ai ritratti di personalità come Robert Capa, Albert Einstein, Marlon Brando, Orson Welles, Woody Allen. “Il lavoro fotografico di Orkin - spiega la curatrice Anne Morin - riguarda le immagini, il cinema, le storie e, in definitiva, la vita. Questa mostra è l'affermazione definitiva del lavoro di questa giovane donna che ha reinventato un altro tipo di fotografia.” E in effetti la mostra, organizzata da diChroma, prodotta dalla Società Ares srl con i Musei Reali e il patrocinio del Comune di Torino, affronta il suo lavoro della fotografa da una prospettiva completamente nuova. Il sogno di Ruth Orkin di diventare regista affonda le radici nel mestiere della madre, Mary Ruby, attrice di film muti, che la portava con sé dietro le quinte della Hollywood degli anni Venti e Trenta del Novecento. Tuttavia nella prima metà del secolo scorso, per una donna la strada verso il cinema continuava a rimanere interdetta e disseminata di ostacoli. Ruth Orkin, Seawall, Tel Aviv, Israel, 1951 Vintage printProprio per ovviare al mancato appuntamento con la vocazione, Orkin dovette inventare un linguaggio a metà strada tra l'immagine fissa e l'illusione dell'immagine in movimento. Attraverso un'analisi molto dettagliata dell'opera della fotoreporter la rassegna svela i meccanismi che nel suo lavoro evocano il fantasma del cinema. Come avviene nel suo primo Road Movie del 1939, quando attraversa in bicicletta gli Stati Uniti da Los Angeles a New York. In quell’occasione il suo diario diventa una sequenza cinematografica, un reportage che racconta il viaggio e la cui linearità temporale si svolge in ordine cronologico. Ispirandosi ai taccuini e agli album in cui la madre documentava le riprese dei suoi film, l’artista inseriva l’immagine fotografica in una narrazione che riprendeva lo schema della progressione cinematografica, come se le fotografie fossero immagini fisse di un film mai girato. Attraverso fotografie come I giocatori di carte o Jimmy racconta una storia si evince come l’artista utilizzi la macchina fotografica per fissare una serie di istanti, lasciando allo sguardo dello spettatore il compito di comporre la scena e riprodurre il movimento. Ruth Orkin, Lauren Bacall, St. Regis Hotel, New York City, 1950, Modern print, 2021Gli scatti più interessanti della carriera di Orkin trovano in Dall’alto una delle rappresentazioni più intense. L’artista cattura perpendicolarmente da una finestra gli avvenimenti che si svolgono per strada, riprendendo soggetti del tutto ignari di essere rapiti del suo sguardo fotografico. Ci sono signore che danno da mangiare ai gatti e c’è un padre che compra una fetta di anguria per la figlia, due poliziotti attorno a un materasso logoro, due bambine, un gruppo di marinai. In mostra seguiremo anche il reportage per la rivista LIFE, realizzato nel 1951 in Israele a seguito della Israeli Philarmonic Orchestra e il viaggio in Italia, tra Venezia, Roma e Firenze, città dove Ruth incontra Nina Lee Craig, la studentessa americana che le farà da modella per un servizio finalizzato a raccontare l’esperienza di una viaggiatrice solitaria in un paese straniero. Nasce così American Girl in Italy, dove la scena che immortala la ragazza mentre passeggia tra le strade di Firenze riesce a ispirare a Ruth Orkin quella foto-racconto che cercava da tempo. Leggi anche:• Otto mostre di fotografia da vedere nel 2023
  2. Palazzo Pitti celebra Eleonora di Toledo, la regina della moda che cambiò il volto di Firenze
    Oggi sarebbe un’influencer di successo innamorata dell'arte. Ma anche una Anna Wintour del suo tempo, come l’ha definita il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt. Solo che, a differenza della storica direttrice di Vogue America, Eleonora di Toledo divenne presto la precoce (e rara) icona rinascimentale del potere e del carisma femminile in un’epoca in cui alle donne non era concesso troppo spazio. Manager abilissima e arbitra elegantiarum, icona di bellezza, regina della moda e del costume del tempo, influente personalità politica e appassionata d’arte. Fu tutto questo la “gran signora del Cinquecento", protagonista di una mostra accolta nei sontuosi spazi del Tesoro dei Granduchi al piano terreno della reggia di Palazzo Pitti, organizzata dalle Gallerie degli Uffizi e curata dallo storico dell’arte e docente della New York University Florence Bruce Edelstein. A raccontarla fino al 14 maggio saranno oltre cento opere, tra dipinti, sculture, disegni, antichi abiti di lusso e gioielli, che ripercorrono l’impatto culturale che la fondatrice del Giardino di Boboli, simbolo rinascimentale del potere e del carisma femminile, ha avuto sul suo tempo.Eleonora di Toledo e l’invenzione della corte dei Medici a Firenze, Allestimento | Courtesy Gallerie degli UffiziIl percorso, dal titolo Eleonora di Toledo e l’invenzione della corte dei Medici a Firenze, è suddiviso in sette sezioni. Nel primo capitolo seguiremo la figlia del viceré di Napoli, don Pedro de Toledo - straordinario committente di palazzi, ville e giardini - nella città campana che, a inizio Cinquecento, era una metropoli di grande prestigio. Il Ritratto di Pedro de Toledo come cavaliere dell’ordine di Santiago di Tiziano Vecellio, prestito dell’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, ci guida verso la seconda sezione del percorso dedicata all’arrivo sfarzoso di Eleonora a Firenze. Divenuta moglie di Cosimo de' Medici, che aveva sposato per procura a Napoli, Eleonora ebbe ben undici figli. La cura degli interessi familiari e la nascita di una prole numerosa, tra i suoi principali obiettivi, guidano la terza tappa della mostra dove campeggia il ritratto con il figlio Giovanni realizzato da Agnolo Bronzino nel 1545. D’altronde la duchessa alimentava la committenza dialogando intensamente con artisti del calibro di Bronzino, Bachiacca, Salviati, Vasari, Stradano. Eleonora di Toledo e l’invenzione della corte dei Medici a Firenze, Allestimento | Courtesy Gallerie degli UffiziA meno di un anno dal suo arrivo a Firenze Eleonora si dedicò alla creazione di una residenza degna della corte ducale. La famiglia abbandonò Palazzo Medici per trasferirsi a Palazzo Vecchio, dove fu presto avviato il progetto che avrebbe trasformato la vecchia sede della Signoria nella sfarzosa dimora di famiglia, come testimonia l’Arazzo della bottega di Nicolas Karcher, tessuto da un cartone di Francesco Salviati, Compianto sul Cristo morto degli Uffizi, esposto in mostra. Oltre a possedere straordinarie capacità organizzative e a svolgere un ruolo fondamentale nello costruzione della corte medicea, Eleonora introdusse l’etichetta spagnola a Firenze, rivoluzionando la moda delle élite. Attraverso l’imposizione di abiti adottati nella corte napoletana del padre don Pedro di Toledo, fu responsabile diretta delle scelte del vestiario dei figli, delle sue dame, del marito e dell’intera corte. Quando Francesco, a soli sette anni, intraprese la sua prima missione pubblica andando a Genova per incontrare il futuro re di Spagna Filippo II, fu lei a determinarne la mise, e fu così anche per Giovanni, quando si recò a Roma nel 1559 in compagnia di Vasari per ritirare il suo cappello cardinalizio. Eleonora di Toledo e l’invenzione della corte dei Medici a Firenze, Allestimento | Courtesy Gallerie degli UffiziOltre che nella moda Eleonora svolse un ruolo di grande innovazione anche nello sviluppo del verde. L’opera più importante tra le committenze della duchessa fu il Giardino di Boboli; d’altra parte la passione per i giardini e la vita extraurbana era strettamente correlata ad una strategia economica mirata ad aumentare notevolmente le tenute della famiglia Medici, rendendole redditizie attraverso la coltivazione del grano. Il Ritratto di Eleonora di Toledo, attribuito ad Alessandro Allori, prestito dalla Gemäldegalerie di Berlino, è l’opera chiave dell’ultima tappa di questo percorso, dedicata alla fortuna e al lascito culturale di questa donna ambiziosa e volitiva, e alla sua immagine, ora raffigurata nei ritratti invecchiata e sofferente, ora florida e giovane.Altra eredità culturale di Eleonora in campo religioso fu il sostegno concesso a Firenze ai Gesuiti e la fondazione per via testamentaria di un monastero per nobildonne dedicato alla Santissima Concezione. Eleonora di Toledo e l’invenzione della corte dei Medici a Firenze, Allestimento | Courtesy Gallerie degli UffiziQuello che è certo è che la sovrana gettò le basi del principato, determinando con il suo impegno il volto di Firenze come lo vediamo oggi. “Si pensi solo a Palazzo Vecchio - commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt - riadattato e decorato da alcuni dei maggiori pittori dell'epoca per ospitare i suoi appartamenti e dove andò a vivere nel 1540, al Giardino di Boboli e a Palazzo Pitti, acquistati nel febbraio 1550 dalla duchessa con le proprie finanze e trasformati secondo i suoi personali ideali progettuali e da lei amministrati attivamente, da vera e propria manager del patrimonio. Insieme a Vittoria Colonna, Eleonora fu altresì una delle grandi mecenati donne, non solo di artisti ma anche di letterati e filologi. Non solo. Come la duchessa di Mantova Isabella d'Este, anche la spagnola trapiantata a Firenze aveva un debole per l'abbigliamento e fu una vera e propria arbitra elegantiarum, quasi una Anna Wintour del periodo”.
  3. ceruti
    Non più Pitocchetto, bensì Giacomo Ceruti, pittore europeo tra i più curiosi e versatili nel panorama del XVIII secolo. Libero dal nomignolo che lo relegava nel regno minore degli artisti di genere, Ceruti si rivela invece capace di attraversare i generi e gli stili della sua epoca, oltre ogni apparente contraddizioni: i tempi sono maturi per rileggerne l’arte da nuove prospettive e riscoprirne il valore. Succede a Brescia, Capitale della Cultura 2023 insieme a Bergamo, dove i maestri della tradizione lombarda tornano come non mai sotto i riflettori.  Dal 14 febbraio al 28 maggio la mostra Miseria & Nobiltà. Giacomo Ceruti nell’Europa del Settecento riunirà tra le mura del Museo di Santa Giulia i capolavori del pittore bresciano, grazie a prestiti da importanti musei internazionali ed esclusive collezioni private: una riscoperta in grande stile, dunque, che si avvale della collaborazione del J. Paul Getty Museum di Los Angeles, dove l’esposizione farà tappa nella prossima estate. I visitatori della mostra avranno modo di ammirare ben 60 dipinti di Ceruti, accanto a 40 opere di autori contemporanei con cui il maestro ebbe modo di confrontarsi: da Giambattista Moroni a Fra Galgario, dallo spagnolo José de Ribera al fiammingo Michiel Sweerts, fino al francese Hyacinthe Rigaud o al veneziano Giambattista Tiepolo, per un colpo d’occhio sulla vasta cultura visiva del protagonista. Non mancheranno pezzi inediti e nuove attribuzioni, ulteriore dimostrazione di come l’arte sia materia viva, capace di evolversi e aggiornarsi di continuo. Giacomo Antonio Ceruti, Autoritratto come pellegrino. Museo di Villa Bassi Rathgeb, Abano Terme Accanto al pittore dei “pitocchi”, ovvero della gente umile che Ceruti ha saputo raccontare come nessun altro, scopriremo il ritrattista sopraffino ricercato da facoltosi committenti, l’autore di nature morte quasi tangibili e di mirabili pale d’altare, il cantore di scene arcadiche e mitologiche o l’inventore di pittoreschi personaggi di ispirazione orientale. In ciascuno di questi ruoli, Ceruti si rinnova e si trasforma nel corso degli anni, in risposta ai cambiamenti del gusto, agli ambienti e alle novità artistiche con cui viene via via in contatto, conquistando il titolo di “pittore avventuroso”.Giacomo Ceruti, Il fumatore, 1736 circa. Gallerie Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini, RomaBrescia, Milano e Venezia sono le città in cui si svolge la sua vita, contesti molto diversi ai quali si aggiungono i soggiorni a Piacenza e a Padova, dove lascerà opere importanti. Se in Lombardia si segnalerà per l’essenzialità e l’attenzione al vero, in Laguna scoprirà il dinamismo, la leggerezza e soprattutto il colore, senza mai perdere la sua caratteristica schiettezza. “Giacomo Ceruti, grazie alla sua curiosità senza molti uguali nel panorama artistico del Settecento italiano, si confronta, dopo gli anni dell'affermazione a Brescia, con i maestri veneziani e francesi del suo tempo, mantenendosi però fedele al naturalismo e alla ricerca del vero degli anni della formazione lombarda”, racconta Alessandro Morandotti, curatore della mostra insieme a Roberta D’Adda e a Francesco Frangi: “È allora che la sua produzione si arricchisce di nuovi soggetti, lontani dalla severità e dall'impegno degli anni giovanili, tra fastosi ritratti mondani, scene galanti e teste di fantasia. La mostra Miseria & Nobiltà restituisce la versatilità del pittore come in un colorato caleidoscopio”.Giacomo Ceruti, Ritratto di due ragazze (Le due sorelle), 1720-1725 circa. Olio su tela, 134 x 84 cm | Courtesy Pinacoteca Tosio Martinengo, BresciaImpossibile tuttavia dimenticare le vivide tele del Ceruti pauperista, quello che negli anni Trenta del Novecento attrasse l’attenzione di studiosi eccelsi come Giuseppe Delogu e Roberto Longhi, segnando la fine di un lungo oblio. “La novità che Ceruti introduce nella pittura italiana del Settecento non è rappresentare i personaggi del popolo, ma rappresentarli come persone autentiche, ognuna con una propria individualità”, spiega il curatore Francesco Frangi: “I suoi poveri non sono mai persone qualsiasi, non appartengono al mondo spensierato delle scene di genere. Sono presenze indimenticabili, spesso solenni, che si impongono sulla scena con la stessa dignità dei ritratti e costringono chi li osserva a interrogarsi sul loro destino”. Giacomo Ceruti, Donne che lavorano, 1720-1725 circa. Olio su tela, 170.5 x 194 cm | Courtesy Pinacoteca Tosio Martinengo, BresciaQuesta attenzione alla verità sarà la costante del lavoro di Ceruti: che abbia di fronte un nobile o una contadina, il maestro lombardo persegue “un dialogo senza distrazioni col modello, finalizzato a rivelarne le inclinazioni più sincere”, affermandosi come un fuoriclasse del ritratto. La mostra bresciana esplorerà questo suo talento da ogni angolazione, dalla straordinaria Ragazza con il cane del Metropolitan Museum di New York al teatrale Gentiluomo con corazza dipinto a Venezia, dalla finezza psicologica del Busto di giovane o del Ritratto di ragazza, capolavoro dell’Accademia Carrara, fino all’ultimo quadro dipinto, che fissa su un piccolo foglio di rame il volto vivido di un giovane sacerdote milanese: una sorta di intimo congedo, utile a ricordarci che, nato grande ritrattista, Ceruti lo fu per sempre, pur mutando pelle, fino agli ultimi giorni di vita.   Giacomo Ceruti, Ritratto di violoncellista, 1745-50. Kunsthistorisches Museum, Vienna“Il rapporto che lega Giacomo Ceruti e Brescia è straordinario da sempre e, se possibile, è cresciuto, negli ultimi anni”, afferma la curatrice Roberta D’Adda: “Non solo la riscoperta dell’artista è partita, nel Novecento, dalle sale della Pinacoteca Tosio Martinengo, ma sono queste stesse sale che oggi conservano, grazie alle nuove acquisizioni, il più importante corpus al mondo, con 17 opere. Un rapporto fatto di studio, ricerca, cura, restauro, conservazione, scoperte, promozione e che arriva in questo 2023, a Miseria & Nobiltà: una mostra doverosa che restituisce Ceruti a una dimensione nazionale e internazionale che merita e di cui siamo orgogliosi”.Giacomo Ceruti (1698 - 1767), Ritratto di vecchio con carlino, Olio su tela, 57 x 74 cm, Collezione privataLeggi anche:• Brescia Capitale della Cultura. Tutte le mostre del 2023• La grande pittura di Bergamo e Brescia va in scena a Palazzo Martinengo• Capitale della Cultura 2023: Bergamo e Brescia svelano “La Città Illuminata”• La Pinacoteca Tosio Martinengo si rinnova. E riparte da Ceruti
  4. Documentari cinematografici, prime visioni e miniserie tv raccontano l’arte in tutte le sue forme, posando un nuovo sguardo sui suoi luoghi e sui suoi protagonisti. Ecco gli appuntamenti da non perdere nella settimana dal 6 al 12 febbraio. Correggio, Pompei e i Musei Capitolini in primo piano sulle reti RaiGeniale inventore di colori, luci e atmosfere, Correggio fu messo in ombra da predecessori del calibro di Leonardo, Michelangelo, Raffaello. Poi, a poco a poco, i suoi capolavori acquisirono valore, portando alla ribalta ingegnose innovazioni: una storia da riscoprire nel documentario Correggio, dall’ombra alla luce di Emanuela Avallone e Linda Tugnoli in onda su Rai 5 mercoledì 8 febbraio alle 21.15 all’interno del programma Art Night. Oggi “ogni museo del mondo ha il suo Correggio”, osserva il direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger, chiamato a dire la propria sul pittore cinquecentesco insieme a Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese di Roma, a Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta di Parma, e alla scrittrice Melania Mazzucco. Autore di piccoli quadri e di affreschi monumentali, Antonio Allegri detto il Correggio si svelerà in tutto il suo splendore, dal gioiello emiliano della Camera della Badessa al piccolo ritratto scoperto per caso a Fano da Dario Fo, fino alla magnifica cupola del Duomo di Parma. Correggio (Antonio Allegri), Danae, 1531-1532, Olio su tela, Roma, Galleria BorgheseLa settimana su Rai 5 continua con Museo Italia, in onda da lunedì a giovedì alle 19.25. Accompagnati dal noto storico dell’arte Antonio Paolucci, visiteremo le collezioni e le sedi museali più belle della penisola. Punto di partenza di questo straordinario viaggio saranno i Musei Capitolini di Roma, protagonisti della puntata di oggi: dal progetto di Michelangelo per la Piazza del Campidoglio agli splendidi palazzi, fino a tesori come l’iconica Lupa capitolina, il bellissimo Galata morente e ai gioielli di Caravaggio, Rubens e Guercino, il museo romano svelerà i suoi segreti tra storie e stuzzicanti curiosità.Sempre nella serata di oggi, Rai Storia ci conduce per le strade dell’antica Pompei con il programma Italia. Viaggio nella bellezza (22.15). Il documentario Gli invisibili di Pompei di Brigida Gullo ed Eugenio Farioli indaga i lati meno noti della città sepolta, in un itinerario poco battuto anche dagli archeologi. Le sorprese non mancheranno: dalla cosiddetta “stanza degli schiavi” di Civita Giuliana, capace di raccontare la vita dei più umili abitanti della colonia, ai siti della Villa di Arianna a Stabia, della Villa di Poppea a Oplontis e di Villa Regina a Bosco Reale, fuori dalle mura della città. Gustav Klimt, La Sposa, 1917-1918, Olio su tela, 165 × 191 cm, Vienna, Klimt Foundation | © Klimt Foundation, ViennaKlimt, Firenze e gli Impressionisti: tre maratone da vivere su Sky Arte HDInizia con una serata dedicata a Gustav Klimt la settimana su Sky Arte. Mentre a Vienna ha appena aperto i battenti la grande mostra Klimt. Inspired by Van Gogh, Rodin, Matisse, la tv racconta il maestro della Secessione. Si comincia con il film Klimt & Schiele - Eros e psiche (lunedì 6 alle 21.15), un successo cinematografico del 2018, per andare avanti con la produzione originale Sky Il mistero dei capolavori perduti: Klimt e il Terzo Reich (22.50), dedicato al monumentale dipinto della Medicina bruciato durante la Seconda Guerra Mondiale. Relazioni pericolose: Emilie Floge e Gustav Klimt (23.45) indagherà infine sulla movimentata vita sentimentale dell’artista, portando alla ribalta una donna speciale: stilista di successo nella Vienna della Belle Epoque, Emilie è nota per essere stata la compagna - e modella - del maestro per tutta la vita, ma anche per la personalità e le idee anticonvenzionali. BANKSY – L'arte della ribellione I Getty Images | Courtesy of Adler EntertainmentDopo Banksy - L’arte della ribellione, il film di Elio España all’artista anonimo più famoso della storia (martedì 7 febbraio alle 16.00), su Sky Arte sarà la volta di una lunga notte dedicata agli Impressionisti. In prima serata Renoir e la bambina con il nastro blu racconterà l’avventurosa storia di un dipinto del maestro francese, mentre Le ninfee di Monet - Un incantesimo di acqua e luce (22.15) riporterà sotto i riflettori la vita e la ricerca artistica di uno dei pittori più amati dal pubblico a partire dal suo soggetto favorito, le spettacolari ninfee del giardino di Giverny. A seguire Manet. Impressioni d’artista ci porterà a tu per tu con il più originale e inclassificabile tra i pittori della luce, per terminare con Impressionisti segreti, il film girato durante la grande mostra sul movimento andata in scena a Roma nel 2019. Dal backstage di "Le ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e di luce" I Courtesy Nexo DigitalDomenica 12 le meraviglie del Rinascimento fiorentino saranno al centro della programmazione Sky dedicata all’arte. In prima visione tv, Inside the Uffizi offrirà uno sguardo esclusivo dietro le quinte nel grande museo, con il direttore Eike Schmidt e lo staff impegnati a raccontare il proprio lavoro. Subito dopo, La Galleria degli Uffizi racconterà come il museo fiorentino si sia aggiornato e modernizzato negli ultimi anni, mentre Restauri d’autore: l’Opificio delle Pietre Dure aprirà le porte di un laboratorio che è un’eccellenza mondiale, responsabile del restauro di capolavori delicati e preziosissimi. Dopo la mezzanotte la miniserie Brunelleschi e le grandi cupole del mondo ci porterà alla scoperta del gioiello di Santa Maria del Fiore, dove arte e ingegneria si fondono in una meraviglia che ha trovato non pochi imitatori. Brunelleschi e le grandi cupole del mondo. Firenze, Santa Maria del Fiore 
  5. Sulle tracce di Francesco. Alla National Gallery sette secoli di storia dell'arte raccontano il santo di Assisi
    Sandro Botticelli lo raffigura circondato dagli angeli, Francisco de Zurbarán assorto in meditazione, stretto nel suo saio rattoppato, mentre Giuseppe Penone gli dà la consistenza del legno di cedro. La vita del poverello di Assisi si racconta a Londra attraverso capolavori che intrecciano oltre sette secoli di storia dell’arte. D’altra parte, dalle prime pale d'altare e dalle pitture murali dipinte (come quelle attribuite a Giotto e ai suoi collaboratori nella chiesa superiore di San Francesco ad Assisi), la vita di Francesco è stata nel tempo un esempio degno di imitazione, fino a diventare un fenomeno globale e a infilarsi tra le tele (e nell’immaginario) di unnumerevoli pittori. Dal 6 maggio al 30 luglio la National Gallery aprirà le sue sale alla prima grande mostra d'arte nel Regno Unito che esplora la vita e l'eredità di San Francesco d'Assisi, tra le figure più venerate della storia.Francisco de Zurbarán, San Francesco in meditazione, 1635-9, Olio su tela, 99 x 152 cm © The National Gallery, LondonL’infanzia trascorsa in famiglia accanto al padre, un ricco mercante di seta, il maturare lento della disillusione nei confronti del mondo che lo circondava, il trauma della guerra, la prigionia, la visione mistica di Cristo nella chiesa di San Damiano e il suo incontro con un lebbroso - eventi che gli cambiarono la vita al punto da indurlo a rinunciare a tutti ai suoi averi per seguire le orme di Cristo - contribuirono a fare di Francesco una delle immagini più significative per l’arte. Tutte queste vicende legate alla vita del santo, alle quali si aggiunsero le stimmate, ricevute nel 1224, contribuirono alla diffusione della sua popolarità come predicatore, pacificatore, difensore dei poveri e primo ambientalista. La vita e i miracoli di Francesco hanno nutrito l’immaginazione e i pennelli degli artisti di tutti i tempi al punto che gli storici dell'arte stimano che ben 20.000 immagini del santo, non includendo nemmeno quelle nei manoscritti miniati, potrebbero essere state realizzate solo nel secolo dopo la sua morte. Così anche la National Gallery rende omaggio al patrono d’Italia attraverso un percorso dal semplice titolo San Francesco d'Assisi a cura del suo direttore Gabriele Finaldi. La mostra riunisce dipinti provenienti dall’intera collezione della National Gallery - con opere di Sassetta, Botticelli e Zurbarán - con prestiti internazionali di Caravaggio, Murillo, El Greco oltre a opere di Stanley Spencer, Antony Gormley, Andrea Büttner, dell'artista dell'Arte Povera Giuseppe Penone e una nuova commissione di Richard Long. Sandro Botticelli, San Francesco con angeli, 1475-80 circa, Tempera e olio su legno, 31.8 x  49.5 cm © The National Gallery, LondonMan mano che la popolarità del movimento francescano aumentava, cresceva anche il numero dei Frati Minori, come Francesco chiamava i suoi seguaci, che si diffusero in tutta Europa, fondando conventi, chiese francescane sempre più grandi e commissionando decorazioni pittoriche che davano grande risalto al loro fondatore, facilitando una fioritura della produzione artistica e architettonica nel periodo che precede il Rinascimento. La prima sala della mostra introdurrà Francesco attraverso opere come San Francesco in meditazione di Francisco de Zurbarán, dove il santo, ritratto in atteggiamento profondamente meditativo, richiama evocazioni più contemporanee. Opere come Untitled (for Francis) di Antony Gormley assumono una forma più astratta, lasciando solo le stimmate e il gesto di Francis, mentre in River Avon Mud Crescent (2023) Richard Long trasforma il materiale più umile - il fango - in qualcosa di spettacolare e simbolicamente carico. Il suo pezzo commissionato per la mostra - A Walk for Saint Francis - registra una serie di esperienze e visioni con le parole disposte in un semplice schema circolare. Se nella seconda sala, i pannelli del Sassetta per la Pala di San Sepolcro mostrano una delle più celebri biografie visive del santo, la terza tappa di questo viaggio sulle orme di Francesco abbraccia alcune delle primissime opere a lui dedicate come il San Francesco d'Assisi con angeli di Sandro Botticelli. Straordinari esempi dell’amore nutrito dall’autore del Cantico delle Creature nei confronti della natura, considerata specchio di Dio e per tutte le sue creature, la dedizione per gli animali e l'ambiente sono rappresentati da alcuni lavori esposti nella Sala Cinque della mostra, come Frate Francesco e Frate Sole' di Giovanni Costa, Vogelpredigt (Sermon to the Birds) di Andrea Büttner o Albero porta-cedro di Giuseppe Penone. El Greco, San Francesco riceve le stimmate, 1590-95, Olio su tela, 104 x 114 cm © The National Gallery of Ireland, DublinoOggetti come la straordinaria reliquia dell'abito di Francesco da Santa Croce, a Firenze, una serie di litografie di Arthur Boyd dal British, un Sacco di Alberto Burri e un San Francesco davanti al Sultano del Beato Angelico esploreranno infine, nella Sala Sei del percorso, le scelte radicali di Francesco, dichiarato santo nel 1228 da papa Gregorio IX dopo aver rassegnato le dimissioni dalla guida del suo ordine, costernato dalla deriva sempre più mondana e materialista che il suo ordine stava prendendo. A santa Chiara, una delle prime seguaci di Francesco, è dedicata una piccola sezione della mostra che ospita opere come Santa Chiara che salva un bambino sbranato da un lupo di Giovanni di Paolo e Presepe con San Francesco e Santa Chiara di Josefa de Óbidos. "Il radicalismo spirituale di Francesco - spiega Gabriele Finaldi, direttore della National Gallery di Londra - il suo impegno per i poveri e la solidarietà umana, il suo amore per Dio, la natura e gli animali, che potremmo chiamare ambientalismo embrionale, nonché il suo impegno per la pace tra nemici e l’apertura al dialogo con le altre religioni, sono temi che risuonano ancora oggi in noi e ne fanno una figura di enorme attualità per i nostri tempi. La storia delle immagini di San Francesco è anche la storia di come Francesco è stato percepito nel tempo. Una varietà di Francesco è emersa nel corso dei secoli man mano che diversi aspetti della sua persona sono stati enfatizzati, adottati, promossi e, inevitabilmente, anche appropriati e manipolati. Questa mostra esplora alcuni aspetti di questa affascinante storia.” L'esposizione sarà accompagnata da una pubblicazione illustrata e da un programma di conferenze, eventi, attività e contenuti digitali. Leggi anche:• Dieci (e più) mostre da non perdere in Europa nel 2023

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