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  1. I Tesori del Marchesato: viaggio a Saluzzo tra Medioevo e Rinascimento
    Un piccolo regno incastonato tra le cime delle Alpi; un marchese poeta, abile tessitore di relazioni diplomatiche e protagonista della letteratura medievale tra la Francia e il Piemonte; una corte che brilla per le arti e la cultura, trasformando un piccolo centro di confine in una gemma rara, tra influenze, novità e tradizioni di respiro europeo: parliamo del Marchesato di Saluzzo, ai piedi del Monviso, il leggendario Re di Pietra, dove l’eredità di questa antica stagione è tuttora ben visibile. Dal 2 luglio al 31 ottobre una mostra ne riporterà in vita i fasti attraverso 70 preziose opere d’arte provenienti da importanti musei e istituzioni italiani ed europei. Pregiati codici miniati, dipinti su tavola, affreschi, sculture e documenti d’epoca si sveleranno in tre sedi di grande suggestione: l’ex Monastero di Santa Maria della Stella, il Museo Civico Casa Cavassa e La Castiglia, antica residenza dei Marchesi, nel centro storico di Saluzzo, candidata insieme alle Terre del Monviso a Capitale della Cultura italiana per il 2024. Cappella Marchionale di Revello, Ultima Cena I Foto Mario TevinoTesori del Marchesato - questo il titolo della mostra - si presenta come un viaggio nel tempo fino ai secoli compresi tra i XII e il XVI, alla scoperta di uno straordinario patrimonio artistico e dei suoi artefici, ma anche di storie affascinanti e dimenticate. Come quella del marchese Tommaso III, famoso tra i suoi contemporanei per aver composto il poema Le Chevalier Errant: Boccaccio si ispira a lui nell’ultima novella del Decamerone, dedicata alla bella Griselda. Dipinti straordinari sono invece i testimoni delle vicende di Hans Clemer, detto anche il Maestro d’Elva, il pittore fiammingo che mise radici tra le Alpi portando in Piemonte un’arte nuova. Qui i suoi affreschi, come le opere pittoriche di Pietro da Saluzzo o delle dinastie artistiche dei Biazaci e dei Pocapaglia, danno vita a un paesaggio culturale unico, compreso tra la fertile pianura che unisce le provincie di Cuneo e Torino e le vallate alpine dominate dal Monviso. Castello della Manta I Foto Dario Fusaro I Courtesy FAI Fondo Ambiente ItalianoLa mostra invita i visitatori ad apprezzarlo appieno con un racconto che coinvolge i luoghi storici del Marchesato: dal Castello della Manta all’Abbazia di Santa Maria di Staffarda, dalla Cappella Marchionale di Revello ai Castelli Tapparelli d’Azeglio di Lagnasco, da esplorare nelle vicinanze per ammirare altre perle d’arte e scoprire i numerosi rimandi che le collegano al percorso espositivo di Saluzzo. Nove Prodi e Nove Eroine. Castello della Manta I Foto Roberto Morelli I Courtesy FAI Fondo Ambiente ItalianoIdeato da Fondazione Artea, il progetto Tesori del Marchesato di Saluzzo mira alla valorizzazione di questo piccolo e straordinario angolo di Italia, ed è stato sviluppato in collaborazione con Fondazione Torino Musei, il Comune di Saluzzo, la Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, con la partecipazione della Diocesi di Saluzzo e della Consulta BCE Piemonte e il contributo storico- scientifico dell’Università degli Studi di Torino. Saluzzo, la Castiglia I I Tesori del Marchesato di Saluzzo
  2. Dalla Sardegna megalitica all'Ermitage, una mostra in quattro tappe tra guerrieri e storie di pietra
    Giganti di pietra, ancora intrisi del profumo di Mediterraneo, si apprestano a varcare per alcuni mesi i confini dell’isola megalitica per volare dalle rive della Neva a Salonicco, inebriando il mondo delle loro straordinarie storie ancestrali. La grazia severa della cultura nuragica, assieme alla grandiosità delle architetture megalitiche, porta la Sardegna al centro di un progetto internazionale di ampio respiro, una mostra in quattro tappe che, partendo da Berlino, giungerà a Napoli il prossimo autunno con oltre 200 reperti. Protagoniste di questo viaggio sono le storie di pietra, che, dal 30 giugno 2021 all’11 settembre del 2022 per i visitatori del Museo per la Preistoria e la Protostoria di Berlino, dell’Ermitage di San Pietroburgo, del Museo Archeologico Nazionale di Salonicco e del MANN di Napoli, accenderanno i riflettori sulle sepolture delle “domus de janas” di epoca neolitica ed eneolitica, su dee madri e nuraghi, svelando tombe di giganti e bronzetti di donne, spade votive, ma soprattutto la monumentale bellezza dei Guerrieri di Mont’e Prama. Brassard eneolitico, Is Locci Santus, Calcolitico, pietra, Cagliari, Museo Archeologico Nazionale | Foto: © Luigi CordaUn ospite d’eccezione Una di queste affascinanti sculture, mai prestate finora, autorappresentazione di un passato mitico riferito all’apogeo dell’Età nuragica, ma in piena Età del Ferro, lascerà eccezionalmente il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari per partecipare al grand tour. Si tratta di un Pugilatore (190 cm di altezza per 300 chili di peso), rinvenuto in frammenti tra il 1975 e il 1979 e ricomposto grazie a un eccezionale restauro. La sua raffigurazone schematica, realizzata secondo uno stile convenzionale d’impronta geometrica, non trova paragoni nel variegato panorama artistico dell’isola. Statua di pugilatore, Necropoli di Mont’e Prama (Cabras, Oristano), Calcare, IX – VIII sec. a.C., Cagliari, Museo Archeologico Nazionale | Foto: © Luigi CordaUna mostra fortemente connessa al contesto sardoSardegna Isola Megalitica. Dai menhir ai nuraghi: storie di pietra nel cuore del Mediterraneo, forte della Medaglia della Presidenza della Repubblica, si preannuncia, come ha spiegato Stefano Giuliani, funzionario archeologo-Direzione Regionale Musei Sardegna, rappresentante della direzione scientifica dell’esposizione, una mostra “su più livelli”, destinata a un pubblico eterogeneo e fortemente connessa al contesto sardo attraverso supporti video e multimediali che contribuiranno a ricreare l’habitat dell’isola accentuandone gli aspetti sensoriali. L’avventura plurimillenaria della regione, dell’isola nel cuore del Mediterraneo che ha svolto un ruolo di primo piano sin dall’età preistorica e protostorica, anche nei rapporti con il Nord Europa e con l’oriente, dialogherà con le collezioni dei singoli musei attraverso un allestimento sobrio, che lascerà spazio e luce ai reperti. Nuraghe Su Mulinu, Villanovafranca (SU)Sulle tracce del megalitismo È il megalitismo, con la sua valenza sociale, finalizzata a dare visibilità ai monumenti cultuali e funerari, il fil rouge scelto dalla direzione scientifica della mostra per unire le sei sezioni del percorso espositivo. I dolmen, diffusi a partire dal IV millennio a.C., i menhir (in Sardegna se ne contano oltre 700, interpretati come elementi totemici o di culto), e ancora i nuraghi - dimora, secondo la tradizione, di malvagi orchi dalle sembianze umane, ma sulle cui funzioni ancora oggi si dibatte - e poi le “tombe dei giganti”, i “pozzi sacri” diventano il caleidoscopico spartito di un viaggio dove i rituali legati al culto dei morti si intrecciano a pratiche magico-religiose e al culto dell’acqua, incrociando il cammino di streghe, fate e gigantesse protagoniste di riti e miti di intensa suggestione. Il tramonto della cultura megalitica e l’eredità nuragica, assorbita dall’epoca punica, romana, medievale ed evidente dalle fonti storiche, epigrafiche, ma anche nell’onomastica, costituiscono interessanti aspetti presi in considerazione dalla mostra, quasi a sottolineare come il paesaggio e l'identità sarda siano ancora oggi impregnati di queste suggestioni millenarie. Testina di dea madre neolitica, marna, Meana Sardo, Neolitico Medio Cagliari, Museo Archeologico Nazionale | Foto: © Luigi CordaI Giganti di Mont'e Prama al centro di un percorso internazionale? "Un'iniziativa di livello altissimo, che rappresenterà una grande opportunità di promozione dell’Italia e della Sardegna nel mondo”. Così il ministro della cultura Dario Franceschini ha commentato la mostra, annunciando che il 1° luglio verrà firmata a Cabras, tra la Regione Sardegna e il ministero, la nascita della fondazione per la gestione di quel patrimonio unico che sono i Giganti di Mont'e Prama. “Si potrebbe ragionare - ha continuato il ministro - nell’attesa dei lavori di creazione del museo di Cabras, su un percorso internazionale dei Giganti, in modo che l'apertura della sede definitiva possa rappresentare un grande evento internazionale”. La mostra è promossa dalla Regione Sardegna con il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e la Direzione Regionale Musei della Sardegna, con il Patrocinio del MAECI e del MIC, la collaborazione della Fondazione di Sardegna e il coordinamento generale di Villaggio Globale International. Anfora piriforme, sardara, ceramica Età del ferro Cagliari, Museo Archeologico Nazionale | Foto: © Luigi CordaL'esposizione sarà al Museo Nazionale per la Preistoria e la Protostoria di Berlino dal 30 giugno al 30 settembre, per poi volare alla volta dell’Ermitage di San Pietroburgo (dal 19 ottobre al 16 gennaio 2022), e ancora raggiungere il Museo Archeologico Nazionale di Salonicco dall’11 febbraio al 15 maggio 2022. L’ultima tappa sarà al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 10 giugno all’11 settembre 2022.
  3. L'uomo contemporaneo sotto la lente degli artisti, da Balla a Warhol
    Il Ritratto del sindaco Onorato Caetani di Giacomo Balla guarda al Cardinal Decano di Scipione con la forza dirompente delle sue forme distorte dal colore e la forte capacità “eversiva”. Altri volti di illustri personalità politiche del Novecento, da Kennedy a Obama, immortalati da “artisti maschi” si intrecciano ai loro e testimoniano l’evoluzione che la rappresentazione dell’uomo contemporaneo ha avuto nella società e nelle arti, da fine Ottocento a oggi. Scipione (Gino Bonichi), Il Cardinal Decano, 1930 Roma, Galleria d’Arte Moderna | Courtesy Galleria d'Arte ModernaAlla Galleria d’Arte Moderna una mostra in programma dal 23 giugno al 14 novembre pone il volto, il potere e l’identità maschile sotto la lente dell’arte. Al centro del percorso cento opere, tra dipinti, sculture, film d’arte, installazioni, fotografie, provenienti in parte dalle collezioni d’arte contemporanea capitoline, oltre che dal MAXXI, dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, da UniCredit SpA, da Fondazioni e archivi d’artista, da istituzioni pubbliche e private. Ciao maschio, questo il titolo della mostra, è un omaggio al film del 1978 diretto da Marco Ferreri, e, come il film, procede per sequenze tematiche che delineano attraverso l’arte il volto e l’identità maschile nel loro divenire sociale e politico. L’adolescenza maschile intesa come fase di transizione, caratterizzata da intensi cambiamenti fisici e psicofisici apre la mostra con Contemporary Gods, l’ installazione urbana site specific della street artist Pax Paloscia. Tele dipinte e fotografie si incontrano con la fisicità femminile, rappresentata dalla Bagnante di Marino Marini. Giorgio de Chirico, Autoritratto (Autoritratto nudo), 1945 Fondazione Giorgio e Isa De Chirico Inv. 10 | Courtesy Galleria d'Arte ModernaA tracciare “Il volto del potere” - una vera e propria installazione di opere che copre un’intera sala del museo, costruita come un’“invadente” carrellata di volti e corpi maschili di potere - è il Ritratto del Sindaco Onorato Caetani di Giacomo Balla (della collezione Galleria d’Arte Moderna) esposto per la prima volta accanto a un altro ritratto, con lo stesso soggetto, che l'artista realizzò nel 1912, in prestito dalla Fondazione Camilla Caetani di Roma. Questi due lavori offrono una straordinaria testimonianza della grandezza pittorica del maestro alle soglie del Futurismo, oltre che dell’utilizzo politico della sua arte.Il potere politico del Novecento, fra est e ovest, esplode invece nei ritratti di Kennedy, Obama, Lyndon Baines Johnson realizzati da Vinicio Berti e Shepard Fairey, a confronto con quelli di Lenin, Mao, Chruščëv e Ho Chi Min di Mario Schifano, Franco Angeli, Marco Lodola. Sergio Lombardo, Kennedy, 1965, Collezione privata | Courtesy l’artista e 1/9 unosunoveIl cosiddetto “potere maschile nel sistema dell’arte” si corrobora nel secondo Novecento, quando, in pieno boom di rivendicazioni sociali e politiche femministe, gli “artisti-maschi” si arroccano in una loro linea di gestione del sistema contemporaneo dell’arte basato sulla divulgazione, attraverso l’arte, del culto sfrenato del proprio io. Se “Il volto del terrore” - altro focus della mostra - ha le sembianze dei tre dittatori - Hitler, Mussolini, Stalin - memoria viva della violenza sui popoli, l’ “Identità maschile” - ulteriore sezione del percorso espositivo - affonda le sue radici in una cultura millenaria che troppo spesso ha inciso sulla educazione, con particolare riguardo ai temi della famiglia, dell’eroismo/antieroismo, dell’edonismo.La sezione "Culto del corpo ed Etica dello sport”, che affronta un tema di grande attualità, termina con la voce delle artiste in “Uomini visti da donne. Qui la mascolinità passa invece attraverso l’obiettivo e lo sguardo di fotografe e artiste italiane del secondo Novecento, da Lisetta Carmi a Elisabetta Catalano, da Agnese De Donato a Rosa Foschi. Tato, Cocainomane, 1922 Roma, Galleria d’Arte Moderna Inv. AM 5314 | Courtesy Galleria d'Arte ModernaLa ricerca provocatoria dell’urban artist americano Mark Jenkins, che sancisce una sorta di “fine assoluta” dell’uomo, chiude la mostra attraverso l’installazione urbana Till Death Tears Us Apart (2017) realizzata in collaborazione con Wunderkammern Gallery. Inserita in una situazione insolita, fuori da un classico luogo di vita quotidiano, l’opera risulta drammatica e destabilizzante, ma anche coinvolgente e surreale nella sua struttura iper-realistica. “Ciao Maschio - spiegano Arianna Angelelli e Claudio Crescentini curatori del catalogo Gangemi Editore - è da intendere per il suo valore di addio, abbandono, superamento di un modo di essere, di pensare e di rappresentare l’uomo, proprio come ha insegnato Ferreri con il suo personaggio Gérard La Fayette/Gérard Depardieu, il protagonista del film, il quale non ha più un ruolo identitario preciso nella società contemporanea, subisce violenza sessuale da una femminista appartenente ad un collettivo teatrale, adotta una scimmietta ma poi la lascia morire divorata dai ratti che hanno ormai invaso la città".Completa la mostra la rassegna di film d’arte intitolata “Un supermaschio” realizzata con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale, in collaborazione con il CSC - Archivio Nazionale Cinema Impresa, a cura di  Annamaria Licciardello, e incentrata sul cinema sperimentale italiano degli anni Sessanta-Settanta. Leggi anche:• Ciao Maschio
  4. Scoperto a Roma un Rembrandt creduto perduto
    Se non fosse stato per una caduta accidentale, l’Adorazione dei Magi sarebbe forse rimasta nascosta per sempre nella sua postazione silenziosa e tranquilla, in casa di una famiglia romana. E invece l’incidente del 2016 ha costretto i proprietari ad affidare questo raffinato dipinto su carta applicata su tela alle cure della restauratrice Antonella Di Francesco che, rimosso uno spesso strato di sporco e colla, si rende conto con profonda emozione di avere tra le mani un Rembrandt. L’opera e la sua incredibile storia sono state presentate questa mattina presso l’Accademia di Francia a Villa Medici, durante il simposio Rembrandt: individuare il prototipo, vedere l’invisibile. È la prima tappa del progetto Discovering Masterpiece, intrapreso dalla Fondazione Patrimonio Italia con l’obiettivo di promuovere lo studio e la divulgazione dei capolavori d’arte appartenenti a collezioni italiane.Oltre alla straordinaria qualità del disegno, a mettere la pulce nell’orecchio di Antonella Di Francesco sono stati la rarissima tecnica con cui il dipinto è stato realizzato, tipica di Rembrandt, e le sue dimensioni, identiche a quelle delle incisioni della Vita e della Passione di Cristo dello stesso autore. La restauratrice riconosce nel quadro l’Adorazione dei Magi del maestro olandese, eseguita nel 1632-33 e da tempo creduta perduta. Finora gli studiosi la conoscevano solo attraverso una serie di copie, le più note delle quali sono custodite all'Ermitage di San Pietroburgo e al Konstmuseum di Göteborg. Oltre la superficie, i raggi infrarossi rivelano disegni invisibili a occhio nudo che permettono di ripercorrere il processo con cui l’opera ha preso forma nelle mani dell’artista. Rembrandt van Rijn (attr.), Adorazione dei Magi, 1632-33. Olio su carta applicata su tela, 54x44,5 cm. Collezione privata I Courtesy Fondazione Patrimonio Italia“Faccio spazio nella mia mente e soprattutto nel cuore e incomincio a guardare con molta attenzione ed ammirazione l’uso dei segni e del colore che restituiscono la realtà, muovendo la fantasia”, racconta la restauratrice tornando con la mente al momento della scoperta: “Il segno è modulato, la gestualità è spontanea ed elegante ed esprime una forza e una leggerezza nelle sue tracce. Una perfetta osmosi fra la superfice cartacea del fondo e il movimento segnico della china e della matita, tra velature di luci e profondi toni d’ombra in una raffinatezza che solo un grande autore è capace di vibrare. In sintesi il tratto e il ritratto di un unico artista: Rembrandt”. “Nel corso del mio lavoro”, spiega la dottoressa Di Francesco, “può capitare una delle cose più belle della vita: la coscienza improvvisa di essere davanti ad un’opera di un autore molto grande che ti si rivela, che esce dalla sua zona opaca e ti sceglie per essere riscattato dall’oscurità. È questo il momento in cui bisogna vincere le vertigini capaci di farci sprofondare in quel meraviglioso senso di appartenenza alla storia. É un brivido che non ha pari, che vibra fino a trascinarti in un impulso irrefrenabile di morbosa curiosità. Non lo combatto e mi lascio portare dentro all’incantesimo”. Rembrandt van Rijn, Adorazione dei Magi, dettaglio IR del disegno preparatorio I Courtesy Fondazione Patrimonio ItaliaIl dipinto, attualmente custodito in un caveau milanese e messo a disposizione della comunità scientifica internazionale per ulteriori accertamenti, fa parte di un fondo storico artistico parzialmente risalente a fine Cinquecento, nel quale è presente un filone di provenienza olandese. Se l’attribuzione a Rembrandt fosse confermata, il valore del quadro potrebbe essere valutato tra i 70 e i 200 milioni di euro. Rembrandt van Rijn (attr.), Adorazione dei Magi, 1632-33, dettaglio del volto della Madonna. Olio su carta applicata su tela, 54x44,5 cm. Collezione privata I Courtesy Fondazione Patrimonio Italia
  5. Al museo en plein air di Morterone nasce la Casa dell'Arte
    Nel paesaggio incontaminato di una valle alpina, la creatività umana dialoga con le forme vive della natura in un singolare museo a cielo aperto. Succede a Morterone, nei pressi di Lecco, il più piccolo comune italiano per popolazione, dagli anni Ottanta fucina di idee, cultura e ricerche allora pionieristiche e oggi di grande attualità. Artisti come Mauro Staccioli, Carlo Ciussi, François Morellet, Pino Pinelli, Ulrich Rückriem, Gianni Colombo, David Tremlett, Grazia Varisco, hanno disseminato le proprie opere tra i boschi, i pendii verdeggianti e le antiche case della Valsassina con la regia ispirata del poeta Carlo Invernizzi: non meri oggetti d’arte, ma segni di un pensiero che abita il paesaggio alla ricerca di una relazione intima e armoniosa i desideri dell’uomo e il divenire della natura. Mauro Staccioli, Forme perdute, 2012-13. Cemento colorato, 300x180x4200 cm. Località Bosco, Morterone I Courtesy Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone, Morterone I Foto Bruno Bani, MilanoUn nuovo spazio espositivo si aggiunge ora al suggestivo percorso en plein air del Museo d'Arte Contemporanea di Morterone. Si tratta della Casa dell’Arte, allestita all’interno di una costruzione a capanna tipica del posto, che inaugurerà sabato 26 giugno con importante un evento aperto al pubblico. Curatori, artisti, filosofi si confronteranno in una conversazione trasversale condotta da Massimo Donà e Andrea Tagliapietra, tra riflessioni sui temi legati a questo luogo magico e  testimonianze dei protagonisti di un’avventura ormai quarantennale. Il desiderio di abitare ecologicamente il paesaggio, le possibili vie verso una crescita armonica di uomo e ambiente, i suggerimenti e gli apporti preziosi che la natura sa offrire agli artisti, ai poeti e a chiunque si metta in ascolto con rispetto ed empatia saranno al centro di un incontro realizzato in collaborazione con  il Corso di Laurea Magistrale in Teoria e Storia delle Arti e dell’Immagine della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, da seguire in presenza nei nuovi spazi del museo oppure in diretta streaming sulla piattaforma Microsoft Teams (https://bit.ly/3tSWk5YD) e sui profili Facebook e Instagram del Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone. Un incontro che, tuttavia, non poteva che tenersi qui, dove la natura si esperisce allo stato puro, dove le case sono costruite da secoli con le pietre del vicino torrente, dove la creatività umana si sintonizza con il battito dell’universo portando alla luce il senso del nostro essere al mondo. Casa dell'Arte, Morterone I Courtesy Museo d'Arte Contemporanea all'Aperto di MorteroneSotto il tetto di legno della Casa dell’Arte i visitatori troveranno un itinerario espositivo di caratura internazionale, scandito da artisti di generazioni diverse che dalla metà degli anni Ottanta hanno animato e rigenerato la vita culturale di Morterone: dalle “grafie dell’essere” di Dadamaino alle ricerche visuali e percettive di Enrico Castellani, Gianni Colombo, François Morellet e Grazia Varisco, dai segni archetipici di Gianni Asdrubali ai ricordi di materia impalpabile di Francesco Candeloro, fino alle partiture di ombra e luce orchestrate da Bruno Querci e Raffaella Toffolo, alle sculture di Rudi Wach e Mauro Staccioli, alle fotografie di Luigi Erba, alle sperimentazioni pittoriche di Pino Pinelli, Nelio Sonego, Bernard Frize ed Elisabeth Vary, senza dimenticare i modelli e i bozzetti delle opere esposte nel museo all’aperto. Dipinti, grafiche, disegni, sculture si accompagnano ai versi di Carlo Invernizzi. Prima di inoltrarci in silenzio lungo le strade impreviste che l’uomo e la natura della valle hanno tracciato insieme, in un irresistibile luogo dell’anima a un’ora e mezza da Milano. François Morellet, La porte s’envole, 2012. Neon blu, 261x138 cm. Località Pra’ de l’Ort, Morterone I Michel Verjux, Nocturne à Morterone, 2012. Proiettore. Località Pra’ de l’Ort, Morterone I Courtesy Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone, Morterone I Foto Mattia Mognetti, Milano

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