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  1. La poetica degli affetti si svela a Sondrio
    C’è la contadinella abruzzese dal volto imbronciato, la fronte nascosta da leggere ciocche di capelli arruffati, il lobo ornato da un pendente, resa quasi trasparente dalle pennellate di Paolo Michetti. E ci sono i giochi in riva al lago catturati dal pennello di Ettore Tito, dove lo sguardo dell’osservatore è travolto dalla corsa vivace di cinque bambini in direzione dell'acqua. Due dei tre soggetti sono presentati di spalle, secondo una scelta visuale che il pittore campano riprende da Sorolla e da Zorn, maestri incontrati a Venezia nel clima cosmopolita delle prime Biennali degli anni Novanta. La terza figura si volge invece divertita verso il piccolo che ha appena spinto a terra. Queste atmosfere intime, intensamente giocose, fanno da sfondo alla mostra Poetica degli affetti. Pittura italiana tra Ottocento e Novecento ospitata al MVSA, il Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio fino al prossimo 14 novembre. All’interno del museo accolto nel settecentesco Palazzo Sassi de Lavizzari - con la sua stüa seicentesca, i soffitti lignei, i camini, gli ambienti decorati a stucco - il piccolo percorso espositivo, scandito da sole cinque opere, è il frutto di una sinergia tra il Comune di Sondrio e la Banca d’Italia che ha scelto di mostrare al pubblico, valorizzandole al di fuori dei propri spazi istituzionali, alcune prestigiose opere della collezione. Paolo Michetti, Bimba al sole, 1870, Olio su tela, 34 x 46 cm, Collezione d'Arte della Banca d'Italia | Courtesy MVSA e Banca d'ItaliaE attorno al tema degli affetti, fulcro della mostra, ruotano i cinque capolavori esposti che ben riproducono uno spaccato di cultura figurativa italiana attraverso alcuni dei suoi massimi esponenti. L’intensità struggente della Maternità di Silvestro Lega incontra la Bimba al sole di Paolo Michetti per confondersi con i Giochi in riva al lago di Ettore Tito, mentre nella Casa di Riposo Bonacossa a Dorno Lomellina di Angelo Morbelli a catturare il visitatore è una scena disadorna che riproduce, come in un'istantanea, un momento di raccoglimento di sette anziane, riunite in un ospizio e ritratte nell'inutile, solitario tscorrere delle loro vite, al termine di una giornata.Quest’ultimo dipinto, realizzato nel 1913, vuole testimoniare il momento di maggior impegno sociale dell'artista che ricorre al linguaggio divisionista per raccontare con gli occhi del cuore la sua appassionata partecipazione alla vicenda degli umili. Antonio Mancini si abbandona invece ad una febbrile scomposizione dell'impasto pittorico imprimendo alla protagonista di Felicità - con la sua chioma guizzante, l'animato movimento, il volto sorridente - un’energia che travolge. Angelo Morbelli, Casa di riposo Bonacossa a Dorno Lomellina, 1913, Olio su tela, 124 x 84 cm, Collezione d'Arte della Banca d'Italia | Courtesy MVSA e Banca d'ItaliaLe opere, che idealmente occupano uno spazio cronologico compreso tra l’annessione di Roma al Regno d’Italia e la Prima Guerra Mondiale, colgono la fuggevolezza di ogni attimo vissuto nella cerchia degli affetti, nell'inconsapevolezza della caducità del momento. Colori e chiaroscuri aprono inevitabilmente una riflessione su un'altra contemporaneità, a noi più vicina, e sulla “normalità spensierata” infranta dalla pandemia. “La mostra - spiega Cristiana De Paolis, funzionario presso la Banca d’Italia - segna l'inizio di una serie di iniziative tese a valorizzare il patrimonio artistico della Banca, che si propone di far uscire le opere dalle stanze per arrivare alla collettività, dove vengono condivise per essere valorizzate". Un percorso libero, privo di un inizio e di una fine, quasi a riprodurre la dinamica stessa degli affetti, guida l’allestimento ideale curato da Elena Li Causi e Fabio Mari. L’esposizione, a ingresso gratuito, sarà visitabile fino al 14 novembre da martedì a domenica, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. A partire dal mese di ottobre l'orario sarà esteso fino alle 13 e l'apertura pomeridiana anticipata alle 14.Antonio Mancini, Felicità, 1900-1910, Olio su cartone telato, 55.5 x 76.5 cm, Collezione d'Arte della Banca d'Italia | Courtesy MVSA e Banca d'Italia
  2. A Milano torna Miart. Il contemporaneo riparte dalla poesia
    Dall’arte alla parola poetica, interpretata come forma di linguaggio universale. Miart torna in presenza e si prepara ad accogliere, nei padiglioni di fieramilanocity_MiCo, artisti contemporanei affermati, maestri moderni e giovani emergenti, con un obiettivo (che è anche il titolo scelto per accompagnare l’edizione 2021): Dismantling the silence. Per smantellare il silenzio disteso, anche sulla bellezza, dalla pandemia, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano, giunta alla sua venticinquesima edizione e diretta per il primo anno da Nicola Ricciardi, fa tesoro dell’omonima raccolta di versi del poeta statunitense di origine serba Charles Simić, a cinquant’anni dalla sua pubblicazione. A questi versi hanno fatto seguito altre citazioni per accompagnare il progressivo svelamento e la comunicazione dei contenuti dalla fiera: da Blossoming of trust, espressione tratta da una poesia di Moira Egan, a Dwell in possibility, verso preso in prestito da Emily Dickinson. Miart, 17-19 settembre 2021 | Courtesy MiartCosì, animata dal desiderio di “mettere insieme, pezzo dopo pezzo, i mondi stellari”, Miart ha chiamato a raccolta diverse realtà milanesi chiedendo agli artisti protagonisti delle mostre di settembre di condividere versi, citazioni e frammenti di poesie particolarmente significative per il loro lavoro. Dal 17 al 19 settembre saranno 142 le gallerie provenienti da 19 Paesi, oltre all’Italia, che, tradizionalmente divise in cinque sezioni (Established Contemporary, Established Masters, Emergent, Decades, Generations), presenteranno lavori di protagonisti diversi. Con un percorso ricco di dialoghi, scoperte e riscoperte, dai primi del Novecento alle ultime creazioni delle nuove generazioni, Miart continua ad aggiudicarsi lo scettro di kermesse internazionale, attirando diversi pubblici con la sua ampia offerta cronologica. Milano capitale internazionale dell'arte con Miart e Art Week Starry Worlds - un’inedita proposta ideata da Miart che trae ispirazione dalla poesia For Memory (1981) della poetessa e intellettuale americana Adrienne Rich - di fatto anticipa e amplifica la Milano Art Week. Il ricco calendario di mostre, performance, talk, visite guidate, progetti speciali, organizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, accoglierà il pubblico dal 13 al 19 settembre riunendo le maggiori istituzioni pubbliche e le fondazioni private della città, dalle Gallerie d’Italia alla GAM, dal MUDEC Museo delle Culture alla Triennale. Miart, 17-19 settembre 2021 | Courtesy MiartLa prima fiera in Italia in presenza Miart, prima in Italia a tornare nella sua versione in presenza, sarà affiancata da miart digital, una piattaforma digitale che arricchirà l’esperienza dei visitatori con contenuti multimediali originali, offrendo al pubblico di tutto il mondo la possibilità di esplorare le opere esposte ed entrare in dialogo immediato con i galleristi attraverso una chat dedicata. Da Cattelan a Zehra Dogan: i protagonisti di Miart Ma veniamo agli artisti coinvolti in questa edizione che celebra il quarto di secolo. Se Maurizio Cattelan, protagonista di Breath Ghost Blind presso Pirelli HangarBicocca, ha deciso di condividere alcuni versi del poeta curdo-siriano Golan Haji (1977), e di accostare due personalità chiave nella letteratura antica - il poeta e letterato arabo Al-Maarri e il cantore greco Omero - Simon Fujiwara, alla Fondazione Prada con la mostra Who the Bær, azzarda un accostamento tra William Shakespeare e Winnie the Pooh, entrambi rivendicati strenuamente come autori di poesia. Alla Fondazione Adolfo Pini, Elisabetta Benassi sceglie l’emblematico titolo di un’opera di Mario Merz, Lady and Gentlemen, per ribadire il legame tra linguaggio visivo e linguaggio poetico. Anche Nairy Baghramian alla GAM, Zehra Dogan - al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea con The Time of the Butterflies - e Adrian Paci, il cui progetto Rudere inaugura la nuova stagione della Artline nel parco di Citylife, hanno proposto ciascuno i versi più significativi per il loro lavoro. Vincenzo Agnetti, poeta-artista milanese, sarà invece presente a Miart con una nuova iterazione de La macchina drogata presso l’Archivio Vincenzo Agnetti. In suo onore, con la figlia Germana Agnetti, sono stati selezionati i versi iniziali di una delle sue più significative raccolte, Machiavelli 30. Miart, 17-19 settembre 2021 | Courtesy MiartUn’edizione tra poesia e musica Oltre che ai versi, Miart guarda alla musica. La sinergia con MiTo Settembre Musica ha portato alla scelta di includere anche un concerto - La luce, il mattino al Teatro Dal Verme il 19 settembre - del compositore estone Tõnu Kõrvits che proporrà un ciclo per coro e archi su testi di Cesare Pavese. Anche quest’anno Intesa Sanpaolo si conferma Main Partner dell'iniziativa. Per questa edizione Gallerie d’Italia e Intesa Sanpaolo Private Banking dedicheranno un progetto speciale ad Alice Visentin, giovane artista italiana i cui lavori saranno accolti negli spazi di Fiera Milano nell’ambito della mostra Andante. Ritmo di uno spirito appassionato e lento. Sempre le Gallerie d’Italia, dal 17 al 19 settembre, in occasione dell’Art Week, prevedono un'apertura straordinaria serale gratuita, dalle 20 a mezzanotte, con la possibilità di visitare la rassegna fotografica di ritratti di Roberto Bolle del grande fotografo Giovanni Gastel, e l’esposizione, fino al 7 novembre, dell’opera di Jeff Koons Gazing Ball. Centaur e Lapith Maiden in vista della mostra di Palazzo Strozzi dedicata all’artista.Miart, 17-19 settembre 2021 | Courtesy Miart Leggi anche:• Dall'Art Week a Milano Fiera, inizia il conto alla rovescia per Miart
  3. “Guido Reni al femminile”: tanto alta era la reputazione di Elisabetta Sirani che i contemporanei la associavano a una vera star dell’arte della sua epoca - e della sua città, Bologna. Tornata alla ribalta negli ultimi anni con la riscoperta delle grandi pittrici del Cinquecento e del Seicento, da venerdì 17 settembre la “signora dell’arte” emiliana sarà protagonista esclusiva di una mostra che inaugura il Festival della Filosofia di Modena. Tema dell’edizione 2021 della kermesse culturale è la libertà, ed Elisabetta di libertà se ne intendeva. In un’epoca in cui gli ambienti della pittura erano tutt’altro che generosi con le donne, seppe farsi strada grazie al proprio talento, superando i limiti che le consuetudini e il suo stesso maestro, il padre Giovanni Andrea, sembravano imporle. Lodi e successo non le bastarono: così, oltre che per una morte precoce e misteriosa, è passata alla storia per aver fondato a Bologna la prima accademia d’arte per giovani donne. A Modena la vedremo in scena negli spazi della Galleria di BPER Banca in un allestimento che accosta ai dipinti di proprietà dell’Istituto tele provenienti da collezioni private raramente esposte. Il percorso prende avvio dalle origini del talento di Elisabetta con il quadro l’Amore Dormiente di Guido Reni, maestro del padre dell’artista, per andare avanti con i soggetti sacri, mitologici e allegorici della Sirani, dalla tenerissima Madonna che allatta il Bambino a Circe, dal San Giovannino nel deserto a Venere e Cupido, e concludersi con un’espressiva Sibilla di Ginevra Cantofoli, allieva della pittrice bolognese. Elisabetta Sirani, Venere e Amore, 1664. Olio su tela. Collezione privataIn evidenza la qualità della pittura di Elisabetta, ma anche la sua tecnica, decisamente insolita per quei tempi: l’artista era solita infatti tratteggiare i soggetti in schizzi veloci, per poi perfezionarli con l’acquerello, che padroneggiava con grande disinvoltura - “sprezzatura”, avrebbero detto i critici seicenteschi. Oltre gli schemi e gli stereotipi, la Sirani “fa volare l’immaginazione e inventa un modo tutto suo di usare i pennelli, imparando a muoversi tra le squisitezze formali dei deliziosi ’quadretti da letto’ e la pittura più robusta riservata alle sue donne forti, da Giuditta a Dalila, da Timoclea a Porzia, nelle quali sembra proiettare la propria rivalsa di pittrice emancipata”, spiega la curatrice Lucia Peruzzi. “La sua vicenda di artista donna”, prosegue Peruzzi, “è del tutto particolare e parte dalle lunghe pagine di elogi del biografo e mentore Carlo Cesare Malvasia, per poi snodarsi tra realtà e leggenda nel mito della ’vergine pittrice’ nel brevissimo arco di tempo che le fu concesso di vivere. Elogi per il suo pennello virtuoso, per la sua maestria e per la sua rapidità (in soli dieci anni licenzia circa duecento dipinti); elogi per la sua cultura e per il via vai di clienti persi in sua adorazione nel vederla all’opera; ed elogi anche per le doti di donna devota e di onesti costumi che svolge i ’femminei’ servizi nella casa di via Urbana a Bologna. La morte precoce, misteriosa e improvvisa, la porta via a soli ventisette anni. Secondo la diceria popolare sarebbe stata responsabile una serva di casa gelosa di un innamorato di Elisabetta, in una suggestiva ambiguità che avrebbe portato la vicenda su una strada diversa da quella della storia dell’arte per farla diventare leggenda”.Elisabetta Sirani. Donna virtuosa, pittrice eroina sarà visitabile negli spazi della Galleria BPER Banca di via Scudari a Modena dal 17 settembre al 14 novembre. Elisabetta Sirani, Circe. Olio su tela I Courtesy BPER Banca
  4. La Svizzera riparte con Art Basel. Le novità dell'edizione 2021
    Il sipario sta per alzarsi su Art Basel, la fiera internazionale che dal 1970 riunisce nel cuore della Svizzera il meglio dell’arte moderna e contemporanea disponibile sul mercato. Distribuita in tre giornate, dal 24 al 26 settembre, l’edizione 2021 celebrerà il ritorno alla normalità dopo le incertezze dell’ultimo anno. Circa 270 gallerie e oltre 4 mila artisti sono pronti a offrire al pubblico proposte in arrivo a Basilea da 33 paesi del mondo, spaziando tra dipinti e installazioni, video, grafiche e sculture, capolavori storici e novità assolute, da esplorare fisicamente in una spettacolare kermesse, oppure a distanza, grazie alla formula ormai ben collaudata delle OVR - Online Viewing Rooms della piattaforma Art Basel Live. Ma per i visitatori sarà forse ancora più divertente passeggiare per le strade di Basilea alla ricerca delle 20 opere site specific disseminate dagli organizzatori nel tessuto cittadino. E poi lasciarsi sorprendere dagli interventi performativi che animeranno la Messeplatz, la vasta piazza della fiera, tra la torre svettante di Morger & Degelo e la celebre “Finestra sul Cielo” di Herzog & De Meuron.  Kees van Dongen, Portrait de femme blonde au chapeau, ca. 1912 © VG Bild-Kunst, Bonn 2021 © Galerie Thomas, 2021 All’interno dei padiglioni, rarità e ricercati oggetti del desiderio tenteranno i collezionisti dalla sezione Galleries, che riunisce le più rinomate gallerie internazionali, mentre Features presenterà in originali allestimenti curatoriali opere del XX e XXI secolo e Statements aprirà uno scorcio sui migliori talenti emergenti. Tutti i linguaggi hanno il proprio posto in Art Basel: in Edition, per esempio, troveremo il meglio delle arti grafiche e la sezione Film rifletterà sul ruolo del medium audiovisivo nell’immaginario globale contemporaneo. Insolita per gli spazi dei tradizionali stand fieristici, Unlimited si conferma tra le sezioni più attese: è dedicata alle opere di grande formato e alle installazioni immersive che catalizzano l’attenzione del pubblico. Quest’anno l’offerta è particolarmente ricca, con 62 lavori, tra dipinti, sculture, opere in tessuto, installazioni, video e fotografie. Ryoji Ikeda, data-verse 3, 2021 I Courtesy of the artist and Almine Rech, Paris Quando l’arte è fuori misura: le scelte del curatore di Unlimited“Sarà un’esperienza bella e umana”, annuncia il curatore Giovanni Carmine, che dal 2007 dirige la Kunst Halle di San Gallo: “La cosa interessante di Unlimited è che l’eterogeneità delle proposte. Sarà interessante vedere pezzi storici giustapposti a lavori di giovani artisti”. “La pandemia ha amplificato il bisogno di un rapporto diretto con le opere originali”, continua Carmine. “Viviamo l’incontro con l’arte in modo più intenso: la nostra attenzione e la nostra voglia di confronto sono in crescita. In questo contesto Unlimited si rivela il palcoscenico ideale per vivere queste sensazioni in uno spazio reale, per assaporarle, per rifletterci su”. I grandi nomi non mancano: scopriremo per la prima volta Picture at an Exhibition (2018-2021), disegno fotografico inedito di David Hockney, e sperimenteremo in modo nuovo il fascino di opere come Rollings (Savage) di Robert Rauschenberg (1984) o London Fog di Gilbert & George (1973), magnetiche ciascuna a proprio modo a dispetto dei decenni trascorsi. Urs Fischer, Untitled (Bread House), 2004–06/2021 I Courtesy the artist and Jeffrey Deitch, New York CityTra le preferite del curatore c’è l’installazione Senza titolo (Bread House) di Urs Fischer (2004-2021). “È un lavoro sulla fragilità”, spiega Carmine. “C'è la sensazione che potrebbe crollare davanti a noi. E assume oggi un significato totalmente diverso rispetto a quando è stato realizzato per la prima volta, perché siamo in un periodo in cui ognuno si è confrontato con la propria fragilità. Riguarda anche tante altre cose. Il pane è un alimento che unisce tutte le culture. È un simbolo incredibilmente forte di umanità. Ci ricorda Hansel e Gretel o una piccola casa delle streghe. È una scultura straordinaria e un'opera iconica di Urs Fischer, che tutti conoscono o vorrebbero vivere almeno una volta”. E se Giving Up The Shadows On My Face di Lucy McKenzie (2019-20) gioca a nascondino in un murales di stampo sovietico per mostrare quanto oggi, dopo il crollo delle ideologie, la comunicazione sia potente nel manipolare la realtà, in data-verse 3 (2021) l’artista e compositore Ryoji Ikeda orchestra un’esperienza coinvolgente e sensoriale trasformando set di dati in suoni e luci ipnotiche. “È travolgente, come se fossimo stati teletrasportati in Matrix”, commenta il curatore di Unlimited. Art Basel 2021 I Courtesy Art BaselParcours: alla ricerca della felicità per le strade di BasileaArt Basel è pronta a sorprendere i visitatori anche fuori dai padiglioni della fiera. In occasione della kermesse internazionale, infatti, l’arte trabocca dagli spazi che le sono tradizionalmente riservati per invadere il centro storico di Basilea. Venti artisti hanno collaborato con il curatore Samuel Leuenberger nella realizzazione della sezione Parcours, rispondendo con altrettante opere alla domanda “Possiamo trovare la felicità insieme?”. Luoghi pubblici e privati, a volte insoliti, sono le tappe di un itinerario inedito nel segno della partecipazione. I progetti, tutti site-specific, non conoscono la monotonia. Claudia Comte, After Nature, 2021 I © Courtesy of the Artist and Museo Nacional Thyssen-BornemiszaSe la svizzera Claudia Comte, per esempio, è pronta a catalizzare l’attenzione del pubblico con 12 grandi dipinti e performance nell’imperdibile scenario dello Stadtcasino, sulla Marktplatz il britannico Hamish Fulton propone una delle sue leggendarie passeggiate e il lituano Augustas Serapinas si prepara a sconvolgere la routine della galleria Emalin con i Mudmen, sculture di fango e paglia. Non mancheranno all’appello nemmeno i principali musei cittadini come il Kunstmuseum e la Kunsthalle, teatri di originali installazioni. Messeplatz, Basilea I Courtesy Svizzera TurismoAppuntamento a Messeplatz per una settimana di performance e installazioni Cuore pulsante dell’evento fieristico, tra martedì 21 e domenica 26 settembre Messeplatz si accende con gli interventi performativi di due noti protagonisti della scena contemporanea. Da Londra, Monster Chetwynd sbarca a Basilea con Tears, uno show ispirato al celebre gioiello di Salvador Dalì a forma di occhio che piange. Nella pratica di Chetwynd - che è abituata a fondere performance, media diversi e i contributi degli spettatori - la creazione di Dalì si trasforma in un insolito spazio scultoreo, abitato da danzatori e artisti racchiusi in enormi palloncini in movimento, gli Zorb. Monster Chetwynd and performers I Courtesy of Sadie Coles HQ, London; Massimo De Carlo, Milan, London, Paris, and Hong Kong; and Gregor Staiger Zurich I Photo by Lennard Ehlers and Sebastian LendenmannCecilia Bengolea, invece, ha scelto come coprotagonista della sua opera la fontana di Messeplatz: un’installazione di video e collage galleggerà sull’acqua per tutta la settimana, mentre l’artista argentina e i suoi collaboratori attiveranno lo spazio attraverso la danza invitando il pubblico a unirsi all’azione. Basato sull’uso dell’empatia e sulla ricerca di uno scambio emotivo, l’intervento di Bengolea mette al centro i corpi dell’artista e degli spettatori, trasformando la performance in una gigantesca scultura animata. Art Basel 2021, Cecilia Bengolea I Courtesy Art Basel
  5. La gondola di Venezia, storia di un'icona. Dalle tele di Bellini al progetto hi-tech per Marco Balich
    Per Hermann Hesse la gondola nera, slanciata, con il suo movimento “lieve, senza rumore alcuno, parte integrante della città dell'ozio, dell'amore e della musica”, aveva una bellezza da sogno. Era ancora l’Ottocento e la tipica imbarcazione veneziana che da secoli scivola con destrezza tra i canali della laguna si presentava decisamente più corta, larga e priva di simmetrie rispetto a quella attuale, con la forcola del rematore - il punto in cui si alloggia il remo - ancora piatta ed essenziale. Un sogno nell’immaginario collettivo Sia che il nome rintracci le sue origini nella cymbula, ‘barchetta’, o nel nome greco kountelàs, ‘nave corta’, quello che è certo è che l’antica forma della gondola - oggi lunga all'incirca undici metri per 500 chili di peso e di caratteristica forma asimmetrica - si presentava molto diversa da quella attuale. Questa inconfondibile imbarcazione - il cui nome si rintraccia per la prima volta in un decreto emesso dal doge Vitale Falier nel 1094 - si è evoluta progressivamente nel corso del tempo, migliorando le caratteristiche tecniche e la leggerezza delle linee che ne fanno da sempre un sogno nell’immaginario collettivo. Quello stesso sogno che ha mosso spose e regnanti, inorgoglito nobili e “gondolieri de casada”, maestri d'ascia veneziani, accolto “freschi” - vere e proprie passeggiate in barca per la città - e serenate, ha animato anche il poliedrico imprenditore veneziano Marco Balich.Venezia vista da Paolo Monti, 1974 | Tramite Wikimedia CommonsLa gondola dei sogni firmata Philippe Starck Conosciutissimo in tutto il mondo per essere l’autore delle cerimonie delle ultime edizioni delle Olimpiadi, nonché l'ideatore dell’Albero della vita di Expo 2015, Balich ha invitato la star del design di fama mondiale Philippe Starck a immaginare e progettare un nuovo simbolo per Venezia. Così su richiesta di VeniSIA - l'acceleratore aziendale dell'Università Ca' Foscari, parte di Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità, dedicato allo sviluppo di idee imprenditoriali e soluzioni tecnologiche per affrontare le sfide ambientali, di cui Balich è membro - Philippe Starck ha appena presentato la sua Dream of Winter Gondola. Cittadino di Burano in pianta stabile da 50 anni, Starck ha creato un simbolo destinato a fondere il proprio talento con la bellezza del patrimonio italiano al fine di trasmettere un messaggio di risonanza mondiale. Al momento il progetto presentato dall’architetto e designer francese resta solo un sogno destinato a essere ammirato da migliaia di studenti come immagine 3D presso l'HUB di Strategy Innovation dell'Università Ca' Foscari. Una gondola con felze nel bacino di San Marco in una fotografia ottocentesca di Carlo Naya | Tramite Wikimedia Commons“Ho molta ammirazione e rispetto per la gondola, una delle barche più complesse al mondo con il suo design completamente asimmetrico, ma che, nonostante ciò, bilancia perfettamente il suo peso e può navigare agilmente anche nelle condizioni più difficili. È pura magia. Per questo è un grande onore per me immaginare una gondola dei sogni e, soprattutto, una gondola invernale con una piccola stanza al centro”. I materiali e le tecnologie durevoli e hi-tech includono infatti, tra le varie cose, bioresine di alghe, bambù compresso, stabilizzatore giroscopico alimentato da energia solare, assistenza elettrica con mini turbina elettrica alimentata da energia solare. Eppure il progetto di Starck non è del tutto nuovo, almeno nella struttura coperta. Attualmente le gondole sono imbarcazioni aperte ma, fino ai primi anni del Novecento, erano dotate di una cabina smontabile detta fèlze. Le permanenze a bordo potevano essere piuttosto lunghe e, con il clima invernale veneziano, la copertura assicurava un maggiore comfort ai viaggiatori. Le gondole del Cinquecento immortalate da Gentile Bellini Siamo indubbiamente lontani dalle forme cinquecentesche immortalate nel quadro Miracolo della Croce caduta nel canale di San Lorenzo di Gentile Bellini. In questa tela le gondole apparivano più corte, più larghe e meno slanciate di quelle attuali e soprattutto prive di asimmetrie, oggi necessarie per compensare lo spostamento causato dallo stile di rematura veneziano a un solo remo. La coperta di prua e quella di poppa, dove trova posto il gondoliere, sono piatte e molto basse rispetto al pelo dell'acqua. I ferri, a prua e a poppa, sono caratterizzati da due brevi e sottili astine metalliche. La forcola del rematore è piatta ed essenziale, priva di gomiti. Gentile Bellini, Miracolo della Croce caduta nel canale di San Lorenzo, 1500, Tempera su tela, 430 x 323 cm, Venezia, Gallerie dell'AccademiaLa gondola dei sogni progettata da Philippe Starck, simbolo di un progetto innovativo che vorrebbe fare di Venezia la prima città sostenibile al mondo, non tradisce il tradizionale colore nero dell'imbarcazione, dovuto inizialmente al consueto impiego della pece come impermeabilizzante dello scafo (le gondole da regata sono invece le uniche variopinte). “Uno statement ispirato all’icona più famosa di Venezia” “Da veneziano - confessa Balich - sono davvero felice di supportare questo progetto di gran valore. La creatività vi ricopre un ruolo fondamentale ed è fantastico avere una star del design di fama mondiale come Philippe Starck, innamorato di Venezia, coinvolto nel realizzare un importante statement che prende ispirazione dall'icona più famosa di Venezia, la gondola, e unisce le tradizioni italiane con un concept capace di parlare a tutte le generazioni dell'importanza della sostenibilità in un contesto fragile come è questa città”.Alla maniera di un moderno squerarolo - l’artigiano che, pezzo dopo pezzo, mettendo insieme otto tipi diversi di legno, dà lentamente forma a ogni gondola, forgiando, nel solco di una tradizione secolare, esemplari unici - Starck dona nuova vita a un simbolo. E chissà che un giorno la gondola del futuro non diventi realtà per trasformare Venezia nella prima città sostenibile al mondo.

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