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  1. La Vittoria Alata torna a Brescia. La città riparte dalla luce di Juan Navarro Baldeweg
    Dopo la dolorosa ferita della pandemia, Brescia si appresta a rialzarsi per spiccare il volo con le grandi ali in bronzo della sua Vittoria che farà ritorno a casa il prossimo 20 novembre.In attesa che la “Leonessa d’Italia" - come il poeta Aleardo Aleardi aveva definito la città - torni a incontrare il suo capolavoro, spostato due anni fa a Firenze per un restauro condotto dall’Opificio delle pietre dure, un folto programma di appuntamenti abbraccia la città in vista del grande ritorno. Il rientro della statua, nella sede che accoglie da duemila anni il preziosissimo e amatissimo bronzo - D’Annunzio e Napoleone III ne vollero addirittura una copia, mentre Carducci lo celebrò in un’ode - avviene dopo un intervento durato due anni e sarà destinato a valorizzare l’area archeologica Brixia - Parco Archeologico di Brescia Romana.A restituire alla statua nuova vita sono stati trenta specialisti - tra restauratori, chimici, storici, ingegneri, archeologi - coordinati dall’archeologa Francesca Morandini, della Fondazione Brescia musei, attraverso un microscavo che ha permesso di osservare la statua per la prima volta dal suo interno, consegnandole un nuovo scheletro, un supporto in acciaio che, dalla nuca arriva fino al basamento. Le équipe dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, di Fondazione Brescia Musei, del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale della Sapienza Università di Roma hanno dedicato grande cura alla progettazione e realizzazione di questo supporto interno utile a sorreggere le ali e le braccia che furono trovate staccate dal corpo centrale nel 1826 e che fino a due anni fa erano sostenute da un dispositivo ideato nell’Ottocento.A una prima pulitura della scultura è seguita la rimozione controllata dei materiali che riempivano la statua e della struttura interna di epoca ottocentesca - alla quale si agganciavano le ali e le braccia della Vittoria - e infine la stesura di un materiale protettivo.  Vittoria Alata, restauro dell'Opificio delle Pietre DureJuan Navarro Baldeweg e l’inedito allestimento per la Vittoria La Vittoria Alata avrà una collocazione d’eccezione. Ad attenderla sarà la cella orientale del Capitolium, il Tempio capitolino nel quale il bronzo del I secolo d.C. restò nascosto per 1400 anni prima di essere ritrovato nel 1826 in un’intercapedine dell’antico tempio, in seguito a una campagna di scavi archeologici finanziata da privati, alimentando quegli istinti di libertà e riscossa patria che valsero alla città la medaglia d’oro del Risorgimento. Lo scenografico progetto di riallestimento del Capitolium è affidato a Juan Navarro Baldeweg, l’architetto di Santander, una delle personalità più originali del panorama contemporaneo internazionale. La Vittoria Alata circondata dal personale del Museo in un'immagine di inizio NovecentoEcco come sarà la nuova sede della Vittoria Un allestimento inedito, all’avanguardia. Si preannuncia così il progetto che accoglierà la Vittoria alata. Un tavolo-vetrina accanto all’ingresso metterà in mostra alcune cornici in bronzo ritrovate insieme alla statua nel 1826. Altri frammenti di cornici saranno disposti sulla parete occidentale, mentre la sicurezza e stabilità della scultura, che il visitatore vedrà innalzarsi su un piedistallo cilindrico di pietra di Botticino, saranno assicurate da una piattaforma antisismica progettata appositamente. La luce artificiale, concentrata in un’unica lampada sospesa nello spazio e simile a una luna solitaria, conferirà all’ambiente una dimensione fuori dal tempo. Come aveva anticipato ad ARTE.it il direttore di Fondazione Brescia Musei, Stefano Karadjov, “L'allestimento evoca lo spazio aperto in cui la statua era originariamente collocata. L'effetto monumentale, dovuto anche a un grande lavoro di illuminotecnica, restituisce alla Vittoria Alata il ruolo di icona della Brescia romana”. Vista dell’interno della cella orientale del Capitolium (fotomontaggio) con Vittoria alata e diversi gradi di trattamento sulla pelle del mattoneAl Museo di Santa Giulia una mostra omaggia Juan Navarro Baldeweg A questo “viaggiatore delle arti”, come lui stesso si definisce, all’ “Uomo del Rinascimento”, come lo definisce Pierre Alain Croset, in grado di dialogare con le preesistenze storiche attraverso un linguaggio fatto di luce, spazio, gravità, il Museo di Santa Giulia dedica una mostra-tributo, la prima in Italia, in attesa di sfoggiare il nuovo allestimento da lui stesso progettato per la Vittoria alata. L’allestimento della mostra Juan Navarro Baldeweg. Architettura, Pittura, Scultura. In un campo di energia e processo, al Museo di Santa Giulia | Courtesy Fondazione Brescia MuseiFino al prossimo 5 aprile, infatti, l’architetto che ha scelto di incentrare il suo lavoro su una pratica a tutto campo in un’epoca che premia sempre di più la specializzazione, è al centro di un percorso che si snoda attraverso tre luoghi particolarmente suggestivi: il Coro delle Monache, la Basilica di San Salvatore e la sottostante Cripta. Se nel Coro delle Monache un grande polittico bifacciale con sei quadri per ogni lato lato documenta i processi espressivi manuali e le forme elementari di manipolazione, la Basilica longobarda di San Salvatore accoglie la sezione Metafore dell’orizzonte e della natura, con i lavori plastici sul tema dell’equilibrio e della gravità, accanto a opere che indagano il tema della luce zenitale. Nella Cripta, dove prende forma una sorta di città in miniatura, si potranno invece osservare i disegni e i modelli dei più importanti progetti di Navarro Baldeweg, dal Palazzo dei Congressi di Salamanca alla Biblioteca Hertziana a Roma. La mostra bresciana punta a evidenziare la straordinaria coerenza e continuità dell’opera di Navarro Baldeweg, insieme architettonica ed artistica, ma anche la sua capacità rara di saper dialogare con le preesistenze storiche.  Pierre Alain Croset e Juan Navarro Baldeweg | Courtesy Fondazione Brescia MuseiA Brescia un anno di eventi nel segno della Vittoria La mostra dedicata a Navarro Baldeweg - curata da Pierre-Alain Croset, organizzata dal Comune di Brescia e dalla Fondazione Brescia Musei diretta da Stefano Karadjov - rientra nel folto palinsesto di celebrazioni per la restituzione alla città di Brescia della Vittoria Alata. Il 20 novembre, quindi, l'arrivo della statua e la presentazione della cella orientale del tempio capitolino.A ottobre prossimo Emilio Isgrò presenterà l'installazione monumentale Incancellabile Vittoria nella metropolitana di Brescia, cui seguirà, ad aprile 2022, una retrospettiva per Santa Giulia e il Parco Archeologico di Brescia Romana.Particolarmente attesa, per il prossimo settembre 2021, è invece la mostra dedicata al lungo viaggio della Vittoria Alata, un mito presente per 2500 anni nell'iconografia mediterranea ed europea.La mostra Vittoria. Il lungo viaggio di un mito, curata da Marcello Barbanera, Francesca Morandini e Valerio Terraroli, approfondirà il tema della Vittoria, indagandone storia, aspetti e declinazioni dall’antichità all’età moderna e contemporanea. Bisognerà invece attendere marzo 2021 per Imperium Romanum, la prima grande mostra italiana dedicata all’austriaco Alfred Seiland nell’ambito di Brescia Photo Festival, una riflessione sul rapporto tra uomo e rovine, condotta attraverso un viaggio tra 150 immagini che ritraggono i territori dell’ex Impero romano, dalla Siria alla Scozia. A partire da aprile 2021 l’antica Brixia spalancherà le porte all’arte contemporanea con il Progetto Palcoscenici archeologici dell’artista bresciano Francesco Vezzoli che traccerà un inedito itinerario tra la terrazza del Capitolium e la Chiesa di San Salvatore con una serie di interventi curatoriali. A testimonianza del fatto che l’archeologia non è un relitto, ma una costante produzione di senso, come solo un vero classico può essere. Lo stesso modello di conversazione archeologica proseguirà a ottobre  2022 con Emilio Isgrò attraverso una grande mostra diffusa dal titolo Incancellabile Vittoria che celebrerà il decennale dell’inclusione del sito bresciano nel Patrimonio dell’Umanità Unesco all’interno del sito seriale dei Longobardi in Italia. Non resta quindi che lasciarsi avvolgere dalle rassicuranti ali della Dea, e ripartire, guidati dalla buona stella dell’arte, oltre la paura.L’allestimento della mostra Juan Navarro Baldeweg. Architettura, Pittura, Scultura. In un campo di energia e processo, al Museo di Santa Giulia, a Brescia | Courtesy Fondazione Brescia Musei Leggi anche:• Sulle ali della Vittoria: a Brescia il 2020 è nel segno dell'archeologia• Dopo il lockdown, da Brescia il nuovo modello di museo aperto• "Non conosco nulla di più bello". Le iniziative 2020-2021 per il ritorno della Vittoria alata
  2. L’autunno è arrivato e i palinsesti televisivi entrano nel vivo. Mentre fuori piove, il piccolo schermo recupera tutto il suo appeal. Temi attuali e scottanti, maestri immortali, avventurosi viaggi tra le meraviglie della penisola e incursioni dietro le quinte delle prossime produzioni cinematografiche dedicate all’arte: questo e molto altro ci riservano i programmi tv nella settimana appena iniziata, tra docuserie nuove di zecca e un caleidoscopio di storie da scoprire nel tepore del salotto di casa. Da Pompei a Wonderwoman: con Sky Arte HD un lungo viaggio nella creatività Dai fumetti agli effetti speciali, dai tesori del Belpaese alla moda, fino al backstage dei film sull’arte che vedremo al cinema nei prossimi mesi: nel palinsesto di Sky Arte HD la creatività si declina in tutte le sue dimensioni. A partire dalla serata di oggi, lunedì 28 settembre, che segna il debutto della docuserie in sei episodi Comics - La storia segreta. Diretta dal celebre creatore di fumetti Robert Kirkman (noto al pubblico televisivo per la serie Walking Dead), ci porta a tu per tu con storie e persone che hanno trasformato il mondo dei balloon. Protagonisti delle prime due puntate in onda alle 21.15 e alle 22 sono rispettivamente i supereroi della Marvel e Wonder Woman, icona femminista. A seguire, Amabili Mostri - 100 anni di effetti speciali svelerà come autentici artigiani della fantasia abbiano dato vita alle creature più famose e bizzarre della storia del cinema. La notte è foriera di segreti ancora più esclusivi: in prima visione tv, incursioni dietro le quinte di Botticelli e Firenze. La nascita della bellezza (martedì 29 alle 2.30) e di Pompei - Eros e mito (mercoledì 30 alle 3.20) offriranno anticipazioni e inside su due nuove produzioni cinematografiche dedicate all’arte. Pompei - Eros e Mito. La Grande Arte al Cinema 2020-2021 - Parte 1 I Courtesy Nexo DigitalSono pronte a partire domani, martedì 29 settembre, le nuove puntate di Sei in un paese meraviglioso, il fortunato programma condotto da Dario Vergassola che ci porta alla scoperta dei gioielli meno conosciuti della penisola: con gli episodi di questa settimana entreremo nel teatro all’italiana più piccolo del mondo e nel vicolo più stretto d’Italia… Dove si troveranno? Sabato 29 settembre tocca a una grande protagonista dell’arte contemporanea, la scultrice Franca Ghitti, partita dalla Valcamonica alla conquista di Milano e Parigi, Nairobi e New York. A pochi anni dalla scomparsa dell’artista, Davide Bassanesi le rende omaggio con il documentario Franca come nessuno: immagini e testimonianze inedite ne restituiscono il ritratto tra straordinarie intuizioni e una inarrestabile voglia di sperimentare (20.15). Voltiamo ancora pagina nella serata di domenica con La moda proibita: Roberto Capucci e il futuro dell’alta moda, storia di una mente anticonformista e di creazioni senza tempo che negli anni hanno trovato spazio nei musei di tutto il mondo. Il paese dell’arte come non l’avete mai visto. Gli appuntamenti targati Rai Il patrimonio artistico del Belpaese si svela in tutta la sua varietà nei palinsesti Rai di questa settimana. Si comincia martedì 29 settembre su Rai Storia con Italia. Viaggio Nella Bellezza. Roma 1870. Il patrimonio culturale tra Chiesa e Stato per scoprire i tesori di Roma Capitale che con l’Unità d’Italia passarono dal Vaticano al nuovo Stato, da cui sono attualmente tutelate grazie all’istituzione del Fondo Edifici di Culto. Giovedì 1° ottobre alle 17.05, sempre su Rai Storia, l’arte si tinge di giallo nel programma Art Detective. In primo piano l’emozionante Operazione Half Dollar: siamo nel 2008 e i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale rinvengono dei clamorosi falsi proprio nell’archivio di Franco Angeli, uno dei maestri della Pop Art italiana. L'Orco del Bosco Sacro di BomarzoMa l’appuntamento più stuzzicante è forse quello con Art Rider, la nuova serie prodotta da Rai 5 in onda il venerdì alle 21.15, che in compagnia del giovane archeologo Andrea Angelucci ci trasporta tra meraviglie nascoste lungo tutta la penisola. Un po’ travel blogger, un po’ esploratore romantico, questa settimana Angelucci ci propone un viaggio dal Monte Amiata alla Valnerina, in mezzo agli alberi e alle colline della Tuscia. Tra le tappe da non perdere, il Sacro Bosco di Bomarzo, disseminato di mostri, divinità e sculture grottesche per volontà del malinconico principe cinquecentesco Vicino Orsini. Nella notte tra venerdì e sabato su Rai 5 torna Museo con Vista. Ci spostiamo nel Regno Unito con lo storico dell’arte Gus Casely-Hayford e l’attrice Miriam Margolys per andare alla ricerca dei paesaggi che hanno ispirato i pittori protagonisti delle collezioni della Tate Britain (2.30). La settimana di Rai 5 chiude in bellezza con Art Night sabato notte all’1.30. Il documentario Earth/Art di Monica Taburchi si chiede come gli artisti contemporanei abbiano affrontato i temi dell’ambiente e del cambiamento climatico. Quello che emerge è un campionario di approcci e di sensibilità davvero ben assortito: dagli artisti transgenerazionali come Michelangelo Pistoletto e Christo ai giovani street artist come Pejac e Iena Cruz, dagli ecologisti come Olafur Eliasson al design di Accurat o Studio Rosegaard, fino alle trasgressioni dei Guerrilla Gardening e a chi studia le nostre relazioni con l’ambiente come l’italiana Elena Mazzi e l’indiano Amar Kanwar. La scala celeste: l'arte di Cai Guo-Qiang I Courtesy NetflixSuggestioni dalla Cina e brividi da thriller: le proposte di Netflix Due i titoli da tenere d’occhio su Netflix questa settimana. Il documentario La scala celeste: l'arte di Cai Guo-Qiang punta l’attenzione su una delle figure più visionarie dell’arte contemporanea in Cina. Con la regia di Kevin Macdonald ci immergiamo in originali e suggestivi spettacoli pirotecnici, per scoprire infine il progetto l’ultimo, ambizioso progetto di Cai Guo-Qiang. Il film Velvet Buzzsaw di Dan Gilroy sfrutta invece i meccanismi del thriller per evidenziare le logiche sensazionalistiche del mercato dell’arte contemporaneo. Al centro dell’intreccio, una giovane assistente gallerista che rinviene degli strani quadri nella casa di un vicino defunto. Poco dopo si scoprirà che sono dipinti col sangue. Convinta di aver scovato l’artista maledetto del secolo, la ragazza decide di rubarli. Ma incidenti misteriosi stravolgeranno la vita di chiunque entri in contatto con le tele.
  3. Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi: la rinascita delle pittrici dimenticate
    Quando un giorno, un disegno di Sofonisba Anguissola - che ritraeva una ragazza intenta a ridere di cuore di fronte a una signora che leggeva male - giunse tra le mani di Michelangelo, il maestro, mostrando grande approvazione, chiese alla pittrice di cimentarsi in un altro lavoro che mostrasse il sentimento opposto. Sofonisba accettò la sfida e ritrasse il fratello Asdrubale intento ad affondare le mani in un cesto di granchi vivi. Quel disegno, in cui sembrava quasi di sentire il pianto del bambino morso dal crostaceo, lasciò decisamente soddisfatto il Buonarroti. È forse anche grazie a questa consacrazione ricevuta dal maestro che, a soli 20 anni, l’artista di Cremona si avviava a diventare la grande superstar del pennello. Dalla città natale la sua fama raggiunse Roma per approdare a Marid, alla corte di Filippo II, dove la bella pittrice fu chiamata come dama di corte per rimanerci fino agli ultimi anni di vita prima di raggiungere la Sicilia per essere celebrata e ritratta persino da van Eyck. D’altra parte Vasari aveva definito le sue opere “meraviglie”. I suoi autoritratti, nei quali si rappresentava come una nobildonna austera, o mentre suonava la spinetta, potrebbero essere paragonati oggi a fotografie moderne e lei non avrebbe nulla da invidiare a un’influencer con migliaia di follower. Sofonisba Anguissola, AutoritrattoMa come riuscì questa pittrice a formarsi e ad emergere in un’epoca in cui era precluso alle donne l’accesso alle accademie d’arte e alle botteghe dei pittori, considerate queste ultime ambienti moralmente non consigliabili? A rispondere a questa domanda e ad offrirci un illuminante approfondimento su Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi, è un interessante documentario visibile gratuitamente su Arte Tv fino al prossimo 18 dicembre.Dalla bottega alla casa: una scuola alternativa Eppure queste tre donne, vissute tra XVI e XVII secolo, tanto apprezzate dal loro tempo, celebrate oggi nelle mostre dei maggiori musei d’Europa, furono a lungo dimenticate dalla storia dell’arte. Nel caso di Sofonisba fu il padre, il suo unico e appassionato “agente”, a compiere una scelta controcorrente per l’epoca, che suonava un po’ come un escamotage: mandare le figlie, non a bottega, ma in casa del pittore Bernardino Campi, affinché imparassero a dipingere. Fu sempre Amilcare Anguissola a sponsorizzare i dipinti della figlia, inviando i suoi ritratti, dalla straordinaria umanità, ai personaggi influenti dell’epoca fino a farli giungere persino al grande Michelangelo. A Bologna la prima scultrice d'EuropaBologna - dove operava nel Cinquecento anche Properzia de’Rossi, la prima scultrice d’Europa - fu invece la città natale di Lavinia Fontana, anch’essa pittrice affascinata dalle scienze e dalla cartografia. Anche nel suo caso fu il padre a trovare un escamotage per consentirle di approfondire i modelli dell’arte senza dover andare in accademia. Ma lasciamo al documentario il compito di svelarne i dettagli. Lavinia Fontana, la "Pontificia pittrice" con un marito al servizioLavinia riuscì persino ad avere un marito al suo servizio (cosa insolita per l’epoca), il pittore Paolo Zappi, che si impegnò a farle da agente promozionale e ad accettare un contratto matrimoniale atipico che oggi sfideremmo chiunque a voler accettare. Eseguì innumerevoli lavori per l'entourage della corte papale tanto da essere soprannominata «la Pontificia Pittrice».Tra gioielli e stoffe preziose, velluti, sete, pizzi e broccati, nelle tele dell'artista trapela il fascino mondano delle nobildonne bolognesi. I suo quadri ora rappresentano puntuali ed empatici sociogrammi di un tessuto urbano, ora si fanno commoventi espressioni di una dolcezza quasi materna, come nel caso di Antonietta Gonzales, la bambina dal corpo interamente ricoperto di peli, immortalata con affetto. Lavinia Fontana, Ritratto di Antonietta Gonsalvus (o Gonzales), affetta da ipertricosi | Courtesy Realy Easy StarQuando Lavinia si trasferisce a Roma, un’altra collega, sta già realizzando i suoi primi schizzi a matita. Quelle stesse opere che la casta Sofonisba non si sarebbe mai sognata di fare e che Lavinia Romano avrebbe realizzato in gran segreto, divennero il tratto distintivo di Artemisia Gentileschi. La rivoluzione di ArtemisiaSuo padre, il pittore Orazio Gentileschi, grande amico di Caravaggio, ne avrebbe incentivato il talento. Al contrario delle sue due colleghe di Cremona e di Bologna, Artemisia visse completamente immersa in una società maschile, quale era quella della Roma del tempo, nel quartiere che si stringeva attorno a via Margutta e alla chiesa di Santa Maria del Popolo. Se Sofonisba si dedica alla sua arte protetta dal calore dell’ambiente domestico, Artemisia vive un dramma destinato a sconvolgerle la vita, lasciando sulle sue tele - com’è particolarmente evidente in Giuditta che decapita Oloferne, il suo quadro probabilmente più celebre - un trionfo di muscoli e forza, il sangue a bagnare stoffe e velluti, in un’inesorabile aristocrazia della crudeltà. Artemisia Gentileschi, Giuditta decapita Oloferne, 1617, Olio su tela, 126 x 159 cm, Napoli, Museo di Capodimonte | © Museo e Real Bosco di Capodimonte - su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del TurismoLo stupro da parte di Agostino Tassi, rimasto impunito da parte del padre, il lungo processo che la pose alla berlina di fronte alla città e al mondo dell'arte, trovano forma, volto e colore nelle drastiche fantasie omicide, come quella che uccide Sisara, finito da un chiodo conficcato in testa, e ancora tra vendicatrici e donne dalla forza straordinaria che popolano il suo universo pittorico opponendosi a uomini violenti o mossi da un’ignobile libidine. A chi spetta il merito di avere riscoperto Artemisia? In quale città diventerà realmente pittrice e che cosa della sua arte ci affascina ancora oggi? Lasciamo al documentario la risposta. Anche Sofonisba, come Artemisia, rappresenterà se stessa nei volti dei suoi personaggi, ma al contario di quelli della sua collega, saranno volti amichevoli, sorridenti, rassicuranti. Ad unire queste tre pittrici, sublimi e diverse, fu indubbiamente il coraggio di infrangere le convenzioni del tempo che impedivano ad esempio alle donne di rappresentare i nudi. Ma nudi sono la Minerva o anche Marte che sfiora rozzamente i glutei di Venere, dipinti da Lavinia Fontana, che, prima ancora di Artemisia, si confronta con il corpo umano con atteggiamento di grande modernità."Troverete l’animo di un cesare nella mia anima”  Merito di queste donne è anche quello di aver fatto vibrare i loro soggetti con una grande carica erotica, di avere ingentilito la tela con la conoscenza dei misteri della femminilità, come forse nessun pittore potrà mai fare. Artemisia, una volta arrivata a Napoli, si sorprenderà del fatto che l’onorario venga corrisposto a una donna ancora con un certo ritardo rispetto a un uomo. “Farò vedere a vossignoria cosa sono in grado di fare. Troverete l’animo di un cesare nella mia anima” scriveva a un suo committente. In arrivo alla National Gallery la mostra su ArtemisiaEd eccola la sua anima, nella Santa Caterina di Alessandria, orgoglio della National Gallery di Londra dove, tra qualche settimana, inaugurerà l’attesa mostra dal titolo Artemisia. Dal 3 ottobre al 24 gennaio il percorso che guarderà anche alla parentesi inglese, accenderà un focus suoi suoi dipinti più famosi, comprese le due versioni della sua iconica e visceralmente violenta Giuditta che decapita Oloferne, ma anche sugli autoritratti, le lettere personali recentemente scoperte, che saranno esposte nel Regno Unito per la prima volta.Artemisia Gentileschi, Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria, 1615-17, olio su tela, 71 x 71.5 cm | © The National Gallery, London Leggi anche:• L'arte al femminile
  4. Ad Aquileia brilla la domus di Tito Macro: cinque secoli di storia in una dimora senza precedenti
    Un peso di pietra con una maniglia di ferro e un’iscrizione che allude al suo proprietario: Tito Macro. E ancora, pavimenti musivi abbelliti da motivi geometrici in bianco e nero o con inserti policromi, molto simili, per composizione, a quelli moderni. E infine tre chicche, risalenti rispettivamente al II, III e IV secolo d.C, pavimenti raffiguranti un cervo con un cane e una scena di pesca che presenta strette correlazioni stilistiche con i mosaici della vicina Basilica. Una novità straordinaria Aquileia continua a regalare sorprese, questa volta accendendo i riflettori sulla domus di Tito Macro, l’unica abitazione di età romana scavata integralmente nell'antica città fondata nel 181 a.C e capitale della X regione augustea. Inaugura oggi, venerdì 25 settembre, l’innovativo progetto di valorizzazione che ne riporta in vita gli ambienti, un intervento promosso dalla Fondazione Aquileia, presieduta dall’Ambasciatore Antonio Zanardi Landi, e costato sei milioni di euro.“In realtà - spiega Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia - il territorio aquileiese ha restituito al momento circa 800 pavimenti musivi provenienti da abitazioni, ma non avevamo mai avuto l’occasione di vederli tutti in un unico contesto abitativo. E poi di nessuna di queste case avevamo potuto ricostruire la planimetria nella sua interezza”. Operazioni di pulitura del mosaico del Cervo datato II - III sec. d.C - Domus di Tito Macro, AquileiaUn altro elemento di novità è rappresentato dalle dimensioni della domus, che vanta un’estensione che trova in Italia pochi confronti: ben 1.700 metri quadrati. Per costruirla, il ricco proprietario dovette probabilmente acquisire una casa adiacente al nucleo originario, realizzando comodamente il bel giardino circondato da un corridoio, la grande sala di ricevimento, gli altri ambienti di soggiorno e le sale da pranzo. “Originale - continua Tiussi - è anche la posizione dell’edificio, di certo periferica rispetto alla città di epoca repubblicana, ma molto più centrale rispetto a quella del I secolo d.C, al tempo del massimo sviluppo residenziale ed edilizio di Aquileia. Si sviluppava tra due strade parallele in senso nord-sud, una delle quali ancora visibile”. L’isolato era delimitato a sud dalle mura repubblicane. Quando queste, all’inizio del I secolo d.C, vennero demolite, la casa si venne a trovare in una posizione più centrale rispetto al passato. L’originario perimetro della cinta era quindi diventato insufficiente a contenere lo sviluppo della città, cresciuta a dismisura grazie ai commerci con l’intero mondo mediterraneo. La dimora di un ricco commerciante? “Un altro elemento di novità - prosegue Tiussi - è rappresentato dal fatto che conosciamo il nome del proprietario della casa, al quale è stato possibile risalire grazie al peso in pietra che reca il suo nome, declinato al genitivo, a indicare che l’oggetto appartenesse proprio a Tito Macro. Ma purtroppo manca il gentilizio, un elemento onomastico importante che avrebbe potuto svelare la famiglia di appartenenza del nostro padrone di casa e quindi gli eventuali legami con il mondo sociale di Aquileia o con una specifica attività lavorativa”. Indubbiamente doveva trattarsi di una persona molto facoltosa. “Potrebbe essere un personaggio legato ai commerci, che potrebbe avere accumulato ricchezze quando Aquileia stava vivendo una grande crescita a livello urbano e intratteneva traffici con il Mediterraneo e con l’entroterra continentale europeo, costituendo un porto strategico, il più a nord di tutto l’Adratico. Ma si tratta solo di supposizioni”. Una casa che “si allarga” La casa di Tito Macro risale a un periodo compreso tra la fine del I secolo a.C e i primi cinquant’anni del I secolo d.C. Il suo facoltoso proprietario avrebbe fatto eseguire al suo interno grandi trasformazioni. “In origine - spiega l'archeologo - intorno al I secolo a.C. doveva esserci un’abitazione più piccola della quale disconosciamo il proprietario (caratterizzata da un impianto ad atrio, altra importante novità per l’archeologia aquileiese), che tuttavia occupava solo metà della larghezza dell’isolato. Questa piccola abitazione sarebbe stata inglobata dalla lussuosa domus di Tito Macro. Le fasi successive sono segnate dai cambiamenti che riguardano alcuni mosaici (si assiste al passaggio da quelli a motivi geometrici al mosaico con rappresentazione della scena di pesca, nel IV secolo) e da nuove strutture murarie che cambiano le disposizioni degli spazi interni”.Ormai la città era cresciuta a dismisura grazie ai suoi commerci. Così, quando le mura furono demolite, l’isolato si ritrovò presto in una posizione più centrale rispetto al passato. Un intervento lungo 5 anni Gli scavi intorno a quest’area erano già iniziati negli anni Venti del Novecento ed erano poi proseguiti negli anni Cinquanta e Sessanta, quando l’area fu aperta al pubblico. Ma lo scavo riguardava solo una parte della domus e delle altre case vicine a quella di Tito Macro. Solo a partire dal 2009, con l’acquisizione di un tratto di terreno al tempo privato, è stato possibile estendere l’indagine a tutta la superficie della casa. Grazie alle indagini condotte per cinque anni dall’Università di Padova, sotto la direzione di Jacopo Bonetto e dei suoi collaboratori, si è potuta scoprire l'intera l’estensione della casa, ricostruirne la fisionomia e l’articolazione, documentando le trasformazioni e le varie fasi edilizie che si sono succedute. Aquileia, foto aerea dell’area dei fondi Cossar prima dell’inizio dei lavoriUn intervento di valorizzazione che trova pochi confronti in Europa Le indagini di scavo sono strettamente collegate al progetto di tutela e valorizzazione che inaugura oggi, venerdì 25 settembre, ad Aquileia. “Abbiamo voluto creare - spiega Tiussi - una struttura di copertura che simuli i volumi della domus, e che trova pochissimi confronti in Europa. Questa sorta di guscio creato su misura e che segue, e in un certo senso, la mappa della casa, rappresenta per la Fondazione Aquileia un punto di arrivo importante nell’attività di tutela e valorizzazione”. E infatti la nuova teca, un’elegante e moderna copertura in laterizio monocromo sostenuta da pilastri d’acciaio in rosso pompeiano, non solo valorizza i reperti della casa, ma permette ai visitatori di ammirarne i mosaici, a riparo da sole e intemperie. Questo intervento di valorizzazone e musealizzazione nell’area archeologica dei fondi Cossàr permette di apprezzare l’articolazione della grande casa romana, l’articolazione dei suoi ambienti, la raffinatezza dei pavimenti musivi. Il progetto è stato realizzato, oltre che con i finanziamenti regionali alla Fondazione Aquileia, anche grazie a un importante contributo di ALES Arte Lavoro e Servizi, società in house del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo. Quando si potrà visitare la domus di Tito Macro? Le visite, rigorosamente su prenotazione, inizieranno già domani, sabato 26 settembre, e domenica, e si protrarranno per tutto il mese di ottobre per poi fermarsi temporaneamente in vista dell’inverno. Nei prossimi mesi la Fondazione lavorerà contemporaneamente a un altro importante progetto multimediale che già dalla prossima primavera consentirà ai visitatori di vedere, grazie al supporto della realtà aumentata, come doveva presentarsi la domus romana.Ricostruzioni 3D realizzate a cura della Fondazione Aquileia. Ambiente Porticato del giardino Domus di Tito Macro Rendere i reperti “parlanti” attraverso la multimedialità: gli obiettivi della Fondazione Aquileia “La valorizzazione della Domus di Tito Macro - spiega l’Ambasciatore Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia - rappresenta un punto importante di un percorso che la Fondazione Aquileia segue da tempo, allo scopo di raggiungere una migliore fruibilità dei resti della grande città romana. L'obiettivo è rendere ‘parlanti’ i reperti archeologici e le grandi opere d'arte conservate ad Aquileia, aiutando la comprensione nel contesto originalissimo di una città che fu punto d'incontro della romanità con il mondo balcanico e con quello nordafricano e mediorientale".Presto ad Aquileia ci saranno altre novità."La tutela e la valorizzazione della domus di Tito Macro - anticipa Cristiano Tiussi - è punto di arrivo molto importante che ci spinge a prendere in considerazione altre aree all’aperto, come ad esempio quella del foro e del porto fluviale, nelle quali cercheremo di far 'parlare' i resti. Una valorizzazione e rimodulazione dei percorsi permetterà di richiamare ad Aquileia nuovi visitatori rendendo più trasparente il significato di queste strutture e la loro conformazione originaria attraverso la multimedialità". Ad agosto mille visitatori in più rispetto allo scorso anno Quanto l’emergenza sanitaria ha influito sui flussi turistici ad Aquileia? “Ovviamente abbiamo registrato una decisa flessione nei mesi di giugno e luglio, con un 30% di visitatori in meno rispetto allo scorso anno. Ad agosto tuttavia abbiamo avuto 11mila ospiti, contro i 10mila registrarti ad agosto 2019. Questo buon risultato ci permette di sperare in un ritorno alla normalità dei flussi turistici".Il foro di Aquileia oggi con il campanile della Basilica sullo sfondo | Foto: © Gianluca Baronchelli Leggi anche:• Aquileia Film Festival pronto al via• Alla scoperta si Aquileia con Cristiano Tiussi
  5. Andar per mostre a Firenze. Gli appuntamenti da non perdere
    Pittura o fotografia? Antico o contemporaneo? A ciascuno il suo. Da Raffaello alle donne di Roma antica, da Michelangelo al Settecento inglese, fino ai performer del XXI secolo, per chi ama andar per mostre l’autunno fiorentino è tutto da scoprire.Cominciamo dagli Uffizi e da Palazzo Pitti, dove il sontuoso Quartiere del Volterrano ha appena riaperto i battenti nella Galleria Palatina. Dopo i recenti lavori, apprezzeremo sotto una nuova luce ben cinque ambienti affrescati, dalla Sala d’Ercole, per la prima volta accessibile al pubblico, alla Sala delle Belle Arti con il prezioso Cristo Risorto di Rubens. Anche sul fronte delle mostre temporanee, la stagione si preannuncia ricca di sorprese, da gustare spesso in location d’eccezione. Ecco gli appuntamenti da non perdere. Wright of Derby. Scienza e arte. Dal 6 ottobre 2020 al 24 gennaio 2021 alle Gallerie degli Uffizi Arriva per la prima volta in Italia un’opera icona della storia della scienza. Nella seconda metà del Settecento, quando fu realizzato, l’Esperimento su un uccello in una pompa pneumatica di Joseph Wright of Derby fece sensazione: riproduceva un evento in laboratorio con la stessa attenzione e solennità prima riservate alle scene sacre e ai dipinti di storia. Custodito normalmente presso la National Gallery di Londra, è considerato un capolavoro della pittura britannica e ci incuriosisce con la varietà di reazioni dei personaggi raccolti attorno a un tavolo, dove la morte di un uccello per mancanza di ossigeno dimostra la validità degli studi di Robert Boyle. Un tema particolarmente attuale oggi, mentre la scienza è tornata a suscitare atteggiamenti contrastanti e le equipe di tutto il mondo sono impegnate nella corsa verso il vaccino anti-Covid. Raffaello Sanzio, Ritratto di Papa Leone X de’Medici con i cardinali Giulio de’Medici e Luigi de’Rossi, 1518, olio su tavola, 118,9 x 155,2 cm, Firenze, Galleria degli UffiziRaffaello e il ritorno del Papa Medici. Dal 27 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021 a Palazzo Pitti Dopo il restauro nei laboratori nell’Opificio delle Pietre Dure e la partecipazione alla grande mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale, il Ritratto di Papa Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi torna a Firenze con un carico di nuove informazioni. La mostra a Palazzo Pitti nasce per comunicare al pubblico le scoperte acquisite durante il restauro. Spiegherà come si è arrivati alla conclusione che il capolavoro sia nato integralmente dalla mano di Raffaello e perché i cambiamenti climatici stiano influendo sulla conservazione della tavola, svelerà i segreti del maestro urbinate nella resa dei colori e approfondirà le sue straordinarie abilità di ritrattista-psicologo. Imperatrici, matrone, liberte. Volti e segreti delle donne romane. Dal 3 novembre 2020 al 14 febbraio 2021 alle Gallerie degli Uffizi Quali erano i desideri di una fanciulla nell’antica Roma? Con quali modelli famiglia ed educatori ne plasmavano la personalità? Quali erano gli esempi da evitare come la peste? Quali censure regolavano il comportamento delle donne in pubblico? Attraverso sculture, disegni, epigrafi e oggetti preziosi il percorso proposto dagli Uffizi traccia la variegata mappa della femminilità nel mondo romano, sfoggiando tesori della collezione di casa e importanti prestiti da altri musei italiani. Lorenzo Puglisi, Crocifissione, 2020, olio su tavola di pioppo, 258x193 cm, dettaglioLorenzo Puglisi. Davanti a Michelangelo. Crocifissione, umanità, mistero. Dal 19 settembre al 1° novembre alla Basilica di Santo Spirito A 20 anni dal ritorno del Crocifisso ligneo di Michelangelo nella Basilica di Santo Spirito, la “carnosità e morbidezza” della scultura rinascimentale dialogano con l’essenzialità della pittura contemporanea. In una delle più rappresentative chiese di Firenze, il capolavoro ritrovato del Buonarroti si confronta infatti con la suggestiva Crocifissione che Lorenzo Puglisi ha dipinto su una tavola di pioppo sagomata ispirandosi ai Primitivi toscani. La sua “pittura nel buio” sembra voler esprimere la luce che preme dal fondo dell’oscurità, così come la scultura di Michelangelo intendeva liberare la bellezza imprigionata nella materia. Nella preziosa Cappella Barbassori della Sacrestia di Giuliano da Sangallo, la mostra è un’occasione per riscoprire la storia di un’opera michelangiolesca a lungo considerata perduta, rintracciata solo nel 1962 dalla studiosa tedesca Margrit Lisner nell’ombra del monastero di Santo Spirito. Massimo Sestini. Bellezza oltre il limite. Fino al 31 ottobre al Forte di Belvedere La Toscana come non l’avete mai vista: Massimo Sestini ci regala 20 luoghi e scene significative fotografati da un’altezza di 2000 piedi. Il suo potentissimo teleobiettivo si avvicina talmente al soggetto da trasformarlo in qualcosa di diverso da una fotografia, opera inedita e singolare. In uno dei più suggestivi spazi espositivi a cielo aperto della penisola, gli scatti di Sestini si ergono come installazioni monumentali, in dialogo con il panorama di Firenze. Realizzati da elicotteri o aerei militari, grazie a evoluzioni ginniche o elaborate astuzie tecniche, declinano con i mezzi della tecnologia contemporanea i gesti performativi degli aeropittori futuristi. Il paesaggio cambia volto: diventa quadro, patchwork di tessuti sovrapposti, brulicare di ombre e figure che suscitano meraviglia come i giochi di un’antica lanterna magica. Massimo Sestini, Immagine zenitale dall’interno della cupola del Brunelleschi, Duomo di Firenze (© Massimo Sestini)Happening! Dal 25 settembre al 4 ottobre alla Manifattura Tabacchi Performance, installazione e laboratorio si fondono in Happening!, l’iniziativa che lo spazio contemporaneo di Manifattura Tabacchi dedica alle arti performative nell’ambito del più ampio programma NAM - Not A Museum. Musica, danza, design, video, fotografia, arti visive sono gli ingredienti di un progetto di respiro internazionale nato nel segno della sperimentazione per immaginare nuovi incontri tra dimensione artistica e la vita. Artisti come Jessie Marino, Rob Mazurek, Muna Mussie, Giuseppe Ialasi e Nicola Ratti, Letizia Renzini, Silvia Franco, Marina Giovannini saranno chiamati a dimostrare come la cultura e la creatività possano rinnovare e rinnovarsi durante una crisi.Leggi anche:• Dieci mostre da non perdere nell'autunno 2020• Milano: le mostre dell'autunno 2020• Da Raffaello e Marina Abramovich a Banksy e Chagall, un settembre di mostre da non perdere

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