Arte.it Eventi

Tutte le mostre e gli eventi artistici in Italia.
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  1. Oltre l'apparenza. Un racconto nella pittura di Luigi Pellanda. 30 anni di iperrealismo
    Il Museo Villa Bassi Rathgeb, ad Abano Terme, annuncia che dal 28 agosto al 7 novembre 2021 accoglierà la più vasta e importante antologica di Luigi Pellanda. La mostra, curata dal coordinatore del Museo, Chiara Marangoni, è congiuntamente promossa dall’Assessorato alla Cultura della Città di Abano Terme e da CoopCulture.Chiara Marangoni ha selezionato per questa rilevante esposizione circa 70 opere del maestro bassanese, affiancandole ad una attentissima scelta di sue incisioni e fotografie. A esplicitare, sia pure in modo parziale, la complessità e la ricchezza delle espressioni artistiche di Pellanda.Luigi Pellanda è etichettato come “pittore iperrealista” ma mai, come nel suo caso, l’etichetta mostra chiari limiti.Certo le sue nature morte colpiscono per la perfezione nella rappresentazione, per il realismo con cui pennella immagini di fiori, frutta e vegetali.Ma, se appena si avverte la necessità di andare oltre la prima apparenza, l’affinaggio fa trasparire la complessità che sottende “ciò che appare”.Pellanda è giunto alla pittura attraverso un percorso vario complesso. Cominciando da un laboratorio di ceramica, misurandosi nel silenzio dove il fuoco calcina le proprie emozioni in forme tridimensionali. Poi la folgorazione per l’incisione, pronuba la conoscenza dell’opera incisoria di Giovanni Barbisan. La passione per la musica che continua ad accompagnarlo lungo il suo cammino sin dagli inizi, mai abbandonata e attualmente condivisa accompagnando gli esordi musicali di una delle sue tre figlie. Poi la scelta di misurarsi con la nuova passione artistica – la fotografia- agendo in via diretta, senza intermediari. Lavorando dall’idea alla sua realizzazione in un laboratorio da lui stesso creato. Intanto percorre le terre del Brenta alla ricerca delle forme in cui si esprime la natura: fiori, alberi, animali. Individuato un soggetto, non si limita a catturarlo nell’immagine ma lo indaga, con infiniti scatti, per catturare quell’attimo magico, il momento di grazia rappresentato dal perfetto equilibrio armonico tra oggetto, ambiente e luce.Inevitabile il passaggio ulteriore: quello alla pittura.Che in Pellanda, è sintesi alchemica di tutto quanto è andato maturando.Ogni sua tela risente della ricerca dell’equilibrio di luce e atmosfere; la medesima che affinava nelle sue pazienti ricerche in fotografia. Ha la sostanza e la tridimensionalità delle forme ceramiche, le sottolineature dei segni grafici e, soprattutto o forse prima di tutto, l’armonia che deriva dalla sua passione musicale. Di lui la critica ha sottolineato il legame con la pittura di Caravaggio, per il sapiente gioco di luci e ombre. E’ stato avvicinato anche a Pieter Bruegel, per la composizione e la capacità di rendere vivo, reale la natura morta, facendo affiorare ciò che essa rappresenta.Assonanze e richiami certamente corretti, che tuttavia appaiono limitanti rispetto alla potenza di una personalità e di una storia come quelle di Pellanda.Non è un caso se le sue opere, esposte anche alla Biennale del 2011, siano oggi presente in fondamentali collezioni dei cinque Continenti. Nella sua pittura, i grandi collezionisti hanno apprezzato precisi echi della tradizione della maggiore arte europea, rivissuta, reinterpretata, rivitalizzata da un umo che è immerso nell’oggi, un mago della pittura che interiormente intinge il suo pennello nella musica, nella ceramica, nella fotografia e nell’incisione.  Un artista che ha raggiunto l’amalgamazione che porta alla vera opera.
  2. Fede Galizia. Amazzone nella pittura
    Quando anche le donne si misero a dipingere, o meglio venne loro riconosciuto il diritto di farlo, Fede Galizia fu tra le prime a ottenere riconoscimento e successo internazionali. Accanto a lei, tra Cinque e Seicento protagoniste al femminile della pittura furono poche altre: Sofonisba Anguissola e Artemisia Gentileschi, innanzitutto, che sono state e sono al centro di parecchie esposizioni, anche in virtù delle loro vite avventurose.Apparentemente schiva e riservata, Fede ottenne commissioni di norma affidate solo agli uomini. A Milano, dove il padre Nunzio era arrivato dal Trentino, fino alla corte praghese dell’imperatore Rodolfo II.E, quasi a confermare il suo “non protagonismo”, solo ora il mondo del’arte le riserva una mostra monografica. A curarla sono Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, insegnanti dell’Università statale di Milano, e a promuoverla e proporla (dal4 luglio al 25 ottobre 2020) è il Castello del Buonconsiglio, a Trento, terra d’origine della famiglia di Fede.Dopo un lungo oblio, Fede Galizia ha da qualche decennio riconquistato il credito internazionale che l’aveva circondata in vita. Come conferma il prezzo di quasi due milioni di euro ottenuto a una recente asta newyorchese da una delle sue magnifiche Nature morte.Sono proprio queste piccole, preziose, rappresentazioni di fiori e frutta ad essere oggi principalmente accostate al suo nome. Ma, come evidenzierà la mostra trentina, Fede ha affrontato anche soggetti che hanno affascinato molte artiste (ed artisti): in primis la rappresentazione di Giuditta che, imperturbabile, esibisce, su un vassoio, la testa decapitata di Oloferne.Ragazza prodigio, si cimentò con questo tema più volte. Le sue Giuditte, nelle vesti e nelle sofisticate capigliature, ricordano come Fede abbia esordito da miniaturista e creatrice di gioielli e abiti, nella bottega del padre Nunzio.L’attività della Galizia è documentata a Milano, a partire almeno dal 1587, e la sua vita si svolge lì in prevalenza fino alla morte, avvenuta dopo la Grande Peste del 1630.Il trasferimento da Trento a Milano deve essere avvenuto sulla scorta del padre Nunzio, artista pure lui, impegnato nel mondo del commercio dei ventagli e in quello della cartografia: gli spetta infatti una, precoce e dettagliata, veduta incisa di Milano, che risale al 1578.Come affermano i curatori della mostra: “Fede – un nome programmatico per l’Europa della Controriforma – ottiene un successo straordinario tra i committenti dell’epoca, tanto che opere sue raggiungono, prima del 1593, tramite la mediazione di Giuseppe Arcimboldi, la corte imperiale di Rodolfo II d’Asburgo.Gli studi novecenteschi, prevalentemente italiani ma non solo, hanno dato particolare risalto all’attività di Fede come autrice di nature morte, alle origini di questo fortunato genere. Sembra giunto il momento di ripensare nel suo complesso il profilo dell’artista, che fu autrice di ritratti e pale d’altare, destinati a sedi tutt’altro che locali (Napoli, per esempio). A tutt’oggi non esiste un repertorio completo delle numerose testimonianze letterarie che celebrano, in versi e in prosa, le doti di Fede Galizia, da intrecciare con un completo regesto documentario, che sarà approntato per l’occasione.La mostra aspira a rispondere, tramite la presentazione delle opere e adeguati confronti, alla domanda: perché Fede Galizia piaceva tanto? Quali sono le ragioni del suo successo nell’epoca in cui visse? Quanto ha pesato in questo il suo essere donna? Come cambia la valutazione di un’opera d’arte tra il lungo crepuscolo del Rinascimento e il mondo di oggi?”.
  3. Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni
    Celebre soprattutto per i suoi cicli di dipinti narrativi e religiosi, Vittore Carpaccio (1460/66 – 1525/26) rappresenta la grandezza e lo splendore di Venezia trasportando le storie sacre nella vita quotidiana, in scenari ricchi di dettagli, unendo l’osservazione della scena urbana al poetico e al fantastico. Oggetto di un rinato interesse della storiografia, anche grazie a recenti scoperte, attribuzioni e restauri, Carpaccio non è più stato oggetto di un’esposizione monografica dal 1963, dalla storica mostra di Palazzo Ducale. L’esposizione è costruita in co-produzione con The National Gallery di Washington e traccerà, in termini sia tematici che cronologici, lo sviluppo della pittura carpaccesca  da una prospettiva aggiornata, attraverso i cicli religiosi e i dipinti di genere e un consistente nucleo di disegni, rivelatori della sua fervida immaginazione, del rigore della sua tecnica e del suo interesse per la natura, la prospettiva e gli effetti della luce. Con importanti prestiti da collezioni museali europee e statunitensi e da collezioni private, nel capitolo veneziano l’esposizione ricostruirà il percorso dell’artista dalla giovinezza alla maturità artistica, ricomponendo cicli narrativi oggi dispersi e rimandando a itinerari cittadini per quelli presenti in laguna; nel suo seguito di Washington, prima esposizione americana per Carpaccio, verranno eccezionalmente proposte opere commissionate dalle confraternite, conservate a Venezia e presentate dopo recentissimi restauri rivelatori.
  4. Milano Jewelry Week 2021
    La seconda edizione di Milano Jewelry Week, settimana milanese interamente dedicata al mondo del gioiello, si terrà dal 3 al 6 giugno 2021. La manifestazione che si configura come un hub di un “jewelry network” qualificato e concreto, era originariamente stata prevista per ottobre 2020, ma l’emergenza sanitaria che ha interessato oltre al nostro Paese il mondo intero ha portato, con profondo senso di responsabilità, alla decisione del posticipo. Milano Jewelry Week 2021 interesserà atelier di alta gioielleria, laboratori di arte orafa, accademie, gallerie d’arte, artisti di gioiello contemporaneo, boutique di moda e showroom di design, ponendosi l’obiettivo di incrementare, rispetto all’edizione 2019, del 70% il numero degli eventi. La manifestazione intende inoltre rafforzare ulteriormente il proprio legame con la città di Milano attraverso il coinvolgimento di svariate attività commerciali situate sul territorio che esporranno le creazioni di artisti e gallerie provenienti da tutto il mondo all’interno di differenti percorsi tematici quali il gioiello contemporaneo, d’autore, d’artista, prezioso e il bijou. Riconferma inoltre la propria presenza nel palinsesto di Milano Jewelry Week Artistar Jewels che, con la partecipazione di oltre 150 artisti internazionali, nel 2021 vedrà la sua ottava edizione. Enzo Carbone - il Founder di Prodes Italia, la società che ha ideato e che gestirà tutta l’organizzazione della manifestazione, afferma: “Con Milano Jewelry Week, il mio obiettivo è stato quello di creare un happening per tutti gli esperti del settore, che allo stesso tempo facesse scoprire questo affascinante mondo anche a un pubblico più ampio. Il successo scaturito da Artistar Jewels ci ha dato modo di intercettare l’esigenza di dare il giusto risalto al gioiello contemporaneo, in fortissima espansione negli ultimi anni, vedendo in Milano la città perfetta ad accogliere avanguardia e nuove tendenze continuando a valorizzare la tradizione. La prima edizione di Milano Jewelry Week a ottobre 2019 ha dato forza alle nostre convinzioni: circa 40.000 visitatori da tutto il mondo hanno potuto ammirare le creazioni di 350 artisti esposte in più di 60 location e hanno inoltre avuto la possibilità di partecipare a 116 eventi diversi. Purtroppo l’emergenza sanitaria che stiamo affrontando non permette di organizzare una manifestazione tanto articolata e dal DNA cosmopolita nell’autunno del 2020, come originariamente pianificato, in completa sicurezza. Le nuove date di giugno 2021 sono quindi state scelte con molta attenzione identificando il periodo dell'anno più adatto - anche climaticamente – per non sovrapporsi ad altre manifestazioni ed eventi di settore in Italia e nel mondo”.La promozione e il calendario di eventi proposti in occasione di Milano Jewelry Week 2021 non è rimandata al prossimo anno, anzi, Prodes Italia lancerà nell’autunno 2020 un nuovo progetto editoriale che metterà in relazione i produttori con le realtà commerciali di tutto il mondo. A ottobre sarà pubblicato un inserto speciale dedicato alle eccellenze del settore, all’interno della rivista bilingue l’Orafo Italiano che sarà inviato direttamente ai principali buyer per mostrare loro un’anteprima dei brand che potranno poi ammirare dal vivo a giugno 2021.About MJWL’ideazione, la gestione della comunicazione e il coordinamento degli eventi di Milano Jewelry Week sono a cura del Gruppo Prodes Italia in collaborazione con L’Orafo Italiano. Prodes Italia  opera in tutto il mondo nei settori dell’alta gioielleria, del design, dell’arte e dei vini e ideatore dei progetti Promotedesign.it, Din - Design In, Design For, Artistarjewels.com, Treneed.com, Bestwinestars.com oltre che responsabile della comunicazione e il coordinamento degli eventi di Lambrate Design District dal 2018. L’Orafo italiano è la più autorevole rivista del settore orafo. Da oltre settant’anni rappresenta per operatori e appassionati uno strumento fondamentale per aggiornarsi e un punto di riferimento culturale. Oggi affiancano la rivista sito web, newsletter e canali social. Alla sua prima edizione,a ottobre 2019, Milano Jewelry Week è stata in grado di accogliere circa 40.000 visitatori da tutto il mondo che hanno potuto ammirare le creazioni di 350 artisti esposte in più di 60 location, tra cui atelier di alta gioielleria, laboratori di arte orafa, accademie, scuole, gallerie d’arte, boutique di moda e showroom di design nel centro della città. 116 eventi hanno animato un calendario che non si è limitato a coinvolgere gli operatori come normalmente accade con le più tradizionali manifestazioni del settore, ma ha permesso a tutti gli amanti del Bello e del fatto a mano di avvicinarsi all’affascinante mondo della gioielleria. Mostre collettive e personali, esposizioni di gallerie e scuole internazionali, workshop, performance, temporary shop e serate di premiazione hanno infatti dato interpretazioni multi sfaccettate alla storia e alla tecnica dell’arte orafa dimostrandone l’atemporalità e, quindi, contemporaneità.Alcuni dei partecipanti a Milano Jewelry Week 2019: Assamblage – National Contemporary Jewelry Association (Romania), Didier Ltd (U.K.), Faust Cardinali (Francia), futuroRemoto Gioielli by Gianni De Benedittis (Italia), Galdus (Milano), Galeria Alice Floriano (Brasile), Hard to Find (Messico), IED – Istituto Europeo di Design (Milano), Nicolas Estrada (Spagna), Schmuckgalerie Silbermann (Germania), Scuola Orafa Ambrosiana (Milano).
  5. La giusta distanza. Il Veneto del Cinema. Fotografie di scena dal 2000 al 2019
    “La giusta distanza” – mostra a cura di Marco Segato e Massimo Calabria Matarweh– propone dal 17 aprile al 20 giugno 2021, presso il Museo Villa Bassi Rathgeb ad Abano Terme, una novantina di foto di scena di film, documentari, cortometraggi e dirette televisive, tutti girati in Veneto: un caleidoscopio di immagini e storie che mette a fuoco il paesaggio fisico, culturale e umano che ha caratterizzato il racconto di questo territorio negli ultimi due decenni.Molti sono stati i registi che in questo lasso di tempo hanno ambientato le loro storie nel territorio tra le Dolomiti e il Delta del Po. Dai maestri come Liliana Cavani (Il gioco di Ripley) ed Ermanno Olmi (Torneranno i prati), passando per gli autori più giovani come Silvio Soldini (Pane e tulipani), Matteo Garrone (Primo amore), Paolo Sorrentino (Le conseguenze dell’amore) fino ad arrivare ai registi veneti quali Carlo Mazzacurati (La lingua del Santo, La giusta distanza,  La sedia della felicità), Andrea Segre (Io sono Li, L’ordine delle cose), Marco Segato (La pelle dell’orso) e Alessandro Rossetto (Piccola patria, Effetto domino).Molti anche i fotografi riconosciuti presenti alla mostra come Chicco De Luigi, Sergio Variale, Fabrizio Di Giulio, Monica Bulaj, Philippe Antonello e con loro i padovani Giovanni Umicini, storico collaboratore di Carlo Mazzacurati, Massimo Calabria Matarweh e Simone Falso, entrambi attivi con Jolefilm.Tre le sezioni che compongono la mostra: Paesaggi con figure, che accoglie le foto dei lungometraggi di fiction, Il cinema del reale, sezione dedicata al cinema documentario e Gli album della Jole, un omaggio in occasione dei vent’anni di attività della casa di produzione padovana Jolefilm.La mostra è un progetto dell’associazione Cinerama, ed è stata realizzata e coordinata dal Comune di Abano Terme Assessorato alla cultura e da CoopCulture.La curatela è stata affidata a Marco Segato, regista e direttore del Detour Film Festival e al fotografo Massimo Calabria Matarweh con la supervisione scientifica di Farah Polato docente di cinema dell’Università di Padova.I curatori si avvalgono anche della preziosa collaborazione di Antonio Maraldi del Centro Cinema Città di Cesena, il più importante archivio italiano di foto di scena.

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