Hanno scritto di lei

Sandro Lorenzini

Presentazione: Caterina Massa

Queste righe non sono e non intendono essere ciò che solitamente ci si attende da un testo introduttivo ad un catalogo delle opere (o di alcune opere) rappresentative del lavoro di un’artista.

Non saranno quindi l’espressione di un testo critico, una recensione intesa come l’inquadramento del lavoro di Caterina Massa nell’ambito di un affollato panorama in cui le più sfaccettate proposte, nei molti anni in cui Caterina ha operato, si sono moltiplicate e poste all’attenzione del pubblico e di lei stessa, generando, come è umano che sia, riflessioni, idee, progetti.

Preferisco lasciare ai critici e agli storici l’eventuale definizione del personaggio, in relazione ai lavori prodotti in molti anni di impegno, svolto in più luoghi di un territorio fortemente connotato nella dedizione all’uso della ceramica.

Quello che in tutta onestà mi sento di fare, per esserne stato per anni diretto testimone, è il dire della assiduità con la quale Caterina Massa, da quando la conosco, si è dedicata alla ceramica; un’assiduità sostenuta da un entusiasmo costante, direi sicuramente da una grande passione, che l’ha spinta ad esplorare le tecniche, cogliendone le diverse possibilità espressive, esplorandone gli spazi, facendo proprie quelle che più l’hanno intrigata o sedotta, come ad esempio il Raku.

Caterina ha compiuto il percorso (assai lungo per la verità) con fedeltà. Si è applicata sempre con diligenza, impiegando il tempo necessario, applicando le nozioni apprese per verificarne la rispondenza alle attese del momento e l’efficacia nell’aderire ai diversi modi espressivi che l’hanno di volta in volta vista interprete di un linguaggio variegato, su più corde, in cui ora l’impianto geometrico, ora la marcatura netta dei contorni, ora l’impostazione astratta delle immagini hanno rappresentato le variabili di un campo d’azione che l’artista ha garbatamente e orizzontalmente esplorato.

Riguardando all’indietro gli esempi più degni di nota del suo lavoro, oltre ad osservare l’uso delle più svariate forme ceramiche, dal piatto alla trottola, dalla piastra al contenitore, osservo come lo svilupparsi “sottovoce” di un linguaggio personale e riconoscibile sia avvenuto lentamente, in maniera forse inconscia e più come un garbato sostegno alla voglia e necessità di fare, che non come la scelta di una rotta, di una precisa autodefinizione linguistica.

Il motore di tanto lavoro, più che una motivazione “artistica” di tipo romantico, mi pare individuabile nella fedeltà, di cui l’artista si è fatta vestale, cercando e realizzando spazi fisici nei quali operare assiduamente, in compagnia di sé stessa, applicando le regole apprese, sperimentandone nuove modifiche, divenendo esperta esecutrice e al tempo stesso ricercatrice in movimento.

C’è e c’è stato sempre amore nel rapporto di Caterina con l’arte, la sua ricerca mi appare, nella visione retrospettiva di oggi, come un atto di amore prolungato, come un viaggio a piccole tappe, ma si sa, con le piccole tappe si possono coprire lunghe distanze, basta conservare in sé l’amore per l’andare. Con fedele costanza.

E Caterina ancora sta andando.

Sandro Lorenzini (giugno 2020)

Jorge F. Diaz

Critica Felix

Quando la geometria viene trasformata,

colorata oltre l’oggetto, arriva la poesia,

elemento vivo e bello.

Nelle opere di Caterina Massa questo incontro

rende la ceramica una nuova dimensione

sempre piena di trame, forme e interpretazioni,

questo è il risultato della sperimentazione e

dell’osservazione con il contatto familiare con l’argilla.

Le forme suggeriscono, invece di dire

e lo spettatore, immaginando e toccando le superfici,

entra in uno stato magico che solo l’arte può produrre.

Jorge F. Diaz (Jotaf) (ottobre 2019)

Antonio Rossello

"Caterina Massa non produce meramente pezzi in ceramica. Perpetua un suo rito originale e creativo, imprimendo nella più malleabile delle materie, la moderabile forza della pace, dell'armonioso equilibrio tra anima e corpo, tra cielo e terra, tra distanze siderali e vicinanze sensoriali.

Svincolandosi da un banale processo imitativo, ha esplorato forme geometriche primitive, non del tutto seriali, ma originalissime e colorate, simbolo di uno stato d'animo aperto a tutti gli stimoli oggettivi filtrati dal sentire dell'artista, per addivenire a ragnatele cromatiche astratte di, tutti suoi colori e tonalità.

La ceramica raku si forgia tra le sue mani, tra di esse vive. Sono loro non gli stampi, che le danno forma e consistenza. Un magma che passa attraverso il fuoco, per magnificarsi e consolidarsi, ben oltre la parte ornamentale, non disperso o sostituito.

Affinché diventino tutte nostre, condivise emotivamente, prima ancora che intellettualmente, espressioni che prendono il sopravvento sulla realtà conosciuta."

Antonio Rossello (giugno 2019) / Rivista L'Eco di Savona

Vittorio Sgarbi

sgarbi massaIl critico e storico dell'arte Vittorio Sgarbi si sofferma ad ammirare con visibile apprezzamento i lavori ceramici di Caterina Massa e si interessa alla tecnica utilizzata ed alle modalità realizzative delle opere dell'artista savonese.

Vittorio Sgarbi (febbraio 2012)

Guido Folco

Il complesso mondo della ceramica, tra cui il raku, è una sfida culturale e artistica per le creazioni di Caterina Massa, splendida interprete dell’eleganza formale e dell’eclettismo tecnico, necessari per esercitare con rigore plastico e formale tale disciplina.

Guido Folco (dicembre 2011)

Didi Cutrufo

“L’astrazione dell’artista non vuole approdare ad una rigida formalizzazione del linguaggio plastico, bensì ad una strutturazione geometrica che lasci libera una componente lirica esaltata dagli elementi iconici”.

Didi Cutrufo (febbraio 2008)

Marco Pennone

…le ceramiche della Massa sono estremamente emozionali e adatte al suo temperamento mite ma al contempo volitivo. La forza e la e la dinamica di queste opere si basano sul gioco alterno di impasti e di superfici levigate. Su queste ultime l’artista pone degli inserti con acuta intenzionalità narrativa, come per tracciare una frase, od un breve racconto, oppure per definire una forma recuperata dagli anfratti della coscienza …Insomma la Massa prosegue quella sua riflessione sulle relazioni tra organico e geometrico, tra superficie e profondità, tra luce ed ombra, che segna tutta la sua sperimentazione plastica. E lo fa avvalendosi ancora una volta della prediletta tecnica raku,arricchita dalla tecnica “neked o raku nudo, che conferisce un effetto terra con segni di fumo… L’astrazione diviene spesso un passaggio quasi obbligatorio nell’evoluzione di un artista ...unita alla geometria l’astrazione diviene simbolo di rigore interiore, anelito alla continua “perfettibilità”. Sembra che Caterina abbia intrapreso fin dagli esordi questo arduo e difficile cammino; che “in itinere” abbia via via sempre affinato e perfezionato i suoi moduli espressivi; e che ora si presenti a noi con opere che in qualche misura completano un ciclo e ne segnano un punto nettamente alto. Ma sarà sempre una tappa in una via ancora feconda di nuovi e intensi traguardi.

Marco Pennone (maggio 2007)

Gabriella De Gregori

“Universi geometrici”

Le scelte operate da Caterina Massa nell’ambito della creatività artistica sono ben evidenziate dalle forme, dalle colorazioni e dalla tecnica ceramica prediletta: il raku. Al descrittivismo della pittura, costretta dai limiti della tela per quanto possa essere di grande dimensione, ha preferito il contatto e la manipolazione della terra più duttile e meno costretta nelle sue infinite potenzialità di contenuti, colorazioni e tecniche. Anche quando il manufatto è già proposto ma ancora manipolabile l’Artista si sente libera di intervenire sulla superficie attraverso le colorazioni, utilizzando l’engobe quanto smalti ed ossidi che variano a secondo del tipo di cottura, a cui l’oggetto viene destinato. L’Artista, nella recente produzione, predilige il turchese mentre con macchie di rosso attira l’occhio su particolari interventi, segni e incavi incisi sulla la materia: è evidente che abbia abbandonato il figurativo per lasciare al cromatismo e alle scansioni geometriche il compito di creare immagini significative sono le forme a piramide di questa ultima produzione.

Le infinite possibilità di agire sulla terra e nella terra, destinata ad amalgamarsi attraverso il calore con i materiali di copertura assegnati di volta in volta, rende necessario un continuo studio e una rinnovata conoscenza dei comportamenti chimici di ogni elemento: perciò il far ceramica diventa una attività che non può essere affidata al caso anche se talvolta la combinazione materia, calore e ,nel caso del raku, anche acqua e legno possono dar adito a inattesi risultati. Il fascino della cottura secondo l’antica tecnica dell’estremo oriente, sulla cui origine geografica ci sono affermazioni contrastanti tra Corea e Giappone, ha sospinto l’Artista verso un percorso di approfondimento della tecnica che, occidentalizzandosi, ha subito delle variazioni sul piano pratico e ha perduto il significato sacrale- religioso, che era legato ai manufatti delle ciotole destinate alla cerimonia del tè. Il documentarsi attraverso i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia quanto la frequentazione di corsi di specializzazione ha reso possibile la creazione di nuove creature secondo la tecnica del raku naked o neket, cioè nudo: questo termine indica lo spogliare della coperta la superficie per mettere a nudo una colorazione neutra che ricorda la terra bianca e che conserva una caratteristica di lucentezza appena opaca ma soprattutto evidenzia le cavillature: una sorta di spaccature che vengono provocate nella materia terrosa a causa del repentino passaggio dal calore altissimo dall’ambiente di cottura all’aria e al bagno nell’acqua per la cosiddetta riduzione.

Il momento più soddisfacente per l’Artista, nel divenire del processo creativo, oltre l’uscita del pezzo finito, è il contatto e l’intervento diretto, la creazione a mano dei singoli pezzi e laddove non fosse possibile per esigenze di leggerezza, quando il pezzo è già tornito, l’agire ulteriormente con scanalature o con la spaccatura del manufatto stesso: per questo troviamo bottiglie, che con le trottole e i birilli costituiscono le forme privilegiate dall’Artista, con profondi segni a spirale o piastre scandite a moduli, su cui è intervenuta con tracce geometriche e segni profondi di linee che richiamano quelle che l’Artista ottiene nel raku nudo, quando con accorgimenti particolari evidenzia la cavillatura scura. Lo stesso procedere a macchie cromatiche e figurazioni geometriche o geometrizzanti, in piena atmosfera astratta, si ritrovano nelle tele che accompagnano in parallelo la produzione ceramica di Caterina Massa.

Gabriella De Gregori (marzo 2006)

Silvia Bottaro

Caterina Massa, l’altro fuoco della “ terra”

Caterina Massa è una personalità emergente tra le molte che si dedicano alla ceramica in questa terra dove tale materia ha scandito la nascita di tanti artisti e movimenti dal Novecento in avanti. L’antica tecnica raku è coltivata con originale vena e capacità legata al mistero di tale cottura. Piatti ovali, grandi vasi, anfore fanno parte della sua manualità posta al servizio della foggiatura del pezzo che è poi a volte inciso, smaltato oppure trattato con la tecnica neked. Il risultato sono opere raffinate con una sorta di craclè di fondo che germina un reticolo antico su cui ordire “le parole” nuove della Massa in un gioco di pieni e di vuoti eleganti e sottili, raffinati nella gamma coloristica e decorativa.

Silvia Bottaro (novembre 2006)

 

La Massa avverte l’incanto e la vitalità degli elementi e giocando con essi, avendo col tempo acquisito una particolare capacità tecnica, specializzandosi nel raku, ha iniziato il suo percorso di ricerca sulle forme, sviluppando via via, un’iconografia originale.
Giunge a certi lavori che attraggono l’osservatore grazie alla loro forza figurativa, anche se non compiuta totalmente, vi è, quindi, una sorta di intento illustrativo col palese uso di metafore. La ceramica, in un certo senso, pare aver “liberato e completato” la vita della Massa. Dedicarsi a tale materia per “raccontare” il suo metodo di sentire la ideazione contemporanea è, pure, una sorta di difesa contro le “dolenze” del mondo ed è una ragione per cercare di ghermire la serenità.
 C.M. si rivela sensibile alla comunicazione mediatica, in parallelo con echi dalla pittura morandiana: coli allungati, silhouette sinuose rappresentano un atlante di immagini inusuale, per certi aspetti, per porre in rilievo un motivo di osservazione mosso da tagli salienti, colori luminosi e trasparenti, contro opacità di fondo alquanto problematiche. In tal senso la nostra autrice è autentica, è se stessa e sicura nell’esercizio e nel possesso del fare ceramica raku che diviene, così, prosa contemporanea.

Silvia Bottaro (gennaio 2005)

Franca Maria Ferraris

Con le immagini appena viste e godute ancora vive negli occhi, devo confermare che Caterina, alle proprie ceramiche-piatti, lastre, vasi-lavorate con tecnica raku, non manca mai di infondere il fascino sottile e ambiguo della poesia.
Anche il rigore geometrico domina sempre nelle opere di questa artista, sia come simbolo di perfezione cosmica, sia come quel “quid” sia la materia invoca per avvicinarsi alla perfezione dello spirito, seguitando a connotarsi nella scelta delle linee e delle forme librate verticalmente, oltre le misure fisse del tempo e dello spazio…
L’esito è l’aver messo in rilievo che, nonostante tutto, il senso della poesia continua a scorrere anche nelle vene un po’ irrigidite dell’uomo avviato verso il terzo Millennio.
È questo l’ulteriore messaggio che, attraverso le proprie opere, C.M., invia all’uomo tecnologico del nostro tempo, che non abbia ragione di nuocere alla sua sensibilità di “uomo poetico”. Entrambi questi due ambiti mentali, hanno la necessità oggi doverosa più che mai, di coesistere parallelamente, e insieme di compenetrarsi a vicenda con saggezza e umiltà, pena l’impossibilità di percepire la presenza di quelle piccole isole felici che ciascuno porta in sé.
Queste “isole” che Caterina fa vivere nella propria arte, affinché chi vi approda riesca a trovare, almeno un’oncia, della tanta anelata felicità.

Franca Maria Ferraris (novembre 2004)

Arnaldo Fontana

La Massa, persegue una pittura che non vuole dire, non vuole raccontare, né vuole identificare, ma vuol sentire e far sentire quel suono pur trasmissibile col colore che dal suo attorno e dal suo dentro percepisce, avverte, sintetizza, e offre.
Discorso artistico che, in questo senso, si fa ben più certo e solido nelle ceramiche, per la semplice ragione che in aiuto a questo suo modo concorre la materia stessa e la materia specifica, più consone al carattere di questa artista savonese, ad ottenere risultato emozionale dove il caso ha una sua componente di indeterminatezza e complicità d’astrazione.
Nell’opera della Massa non si tratta d’individuare categorie o soggetti, ma emozioni che presenta in espressioni proprie con forza a volte così travolgente da sconvolgere il singolo rappresentato per mescolarlo ed associarlo ad altri, come se tutti fossero uno assieme e nel tempo stesso distinti.

Arnaldo Fontana (febbraio 2002)

Chino Bert

La ceramica di Caterina Massa, originalità dell’arte informale

Il mondo artistico figurativo dove Caterina Massa si muove ed opera è assolutamente personale ed originale. Impressioni pittoriche e sensazioni cromatiche fanno dell’opera artistica della Massa un mondo irreale; a volte deciso, a volte sfumato e a volte informale ed astratto.
Ciò che più affascina nelle ceramiche è il colore vivo ma trasparente e luminoso. L’artista gioca molto sui toni “Camailleux” dei blu, delle terre e dei gialli. C’è come uno smalto ed una luce giovanile nelle ceramiche recenti. Anche nelle tele prettamente astratte. Caterina Massa, ricerca e fissa con forza decisa una visione delle cose, dei movimenti e dei ritmi, filtrate dal “suo vedere” quasi onirico…
La sua è un’arte che suggerisce senza imporre. È accennata lasciando posto, a chi l’ammira, d’interpretarla. È quasi con umiltà che la Massa lascia scoprire il suo mondo interiore ricco di sfaccettature ma riproposto a chi lo guarda, con rigore e sintesi.
Passata dalla formazione culturale umanistica a quella artistica la Massa mostra tutta la sua forte personalità e maturità. È il suo geniale “scrivere” sulle tele e sulle ceramiche, con la tavolozza colorata e sottolineata da forti segni, che affascina ed ammalia.

Chino Bert (aprile 2002)

Fernanda Banchi

Caterina Massa forgia la ceramica con un processo di estremo impegno che emerge attraverso la materia nella ricerca reale dei soggetti in chiave universale. Il suo occhio di artista evidenzia le sue composizioni ad ampio respiro con una ricchezza di contenuti e di proprietà coloristiche ricche e vivaci. Il lavoro artistico di Caterina si adegua al nostro tempo e si proietta nel futuro con una tecnica del tutto personale, colma di espressione cromatica nella linea tangibile del segno.

Fernanda Banchi (luglio 2000)

Renata Rusca

Caterina è una donna vivace, la sua personalità brillante, attraente ricca di risorse, viene stimolata da tutto ciò che è nuovo, diverso, anche se niente e nessuno può mai imprigionarla.
È amante dell’avventura e del cambiamento, per cui qualche volta, è difficile interpretare il suo modo di essere. Ma nella sua arte esprime un’anima forte, autoconfidente, indipendente e dominatrice. Le sue creazioni sono quindi semplici, chiare, nette, ben delineate.

Renata Rusca (1995)

Maria Teresa Castellana

Il quadro diventa opera ceramica nel percorso artistico di Caterina Massa che ha sostituito la tela con la superficie di una piastra e di un tondo di argilla per ricreare il proprio orizzonte di colore. L’artista ripropone gli stilemi della sua opera pittorica e li trasforma, operando nell’ambito di una moderna interpretazione dell’arte figula, originale e sobria ad un tempo.

Maria Teresa Castellana (1995)

Cecilia Chilosi

Il linguaggio di Caterina Massa si precisa attraverso nitidi piani e nette volumetrie di impronta geometrica. Il risultato è il risalto ottico, accentuato dalle intense e unite zone di colore vivo, acceso, steso in assoluto contrasto che nega volutamente i mezzitondi, le sfumature e i trapassi chiaroscurali.

Cecilia Chiosi (1992)

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